La Grecia è una cavia. Il mondo guarda a quel che succede lì, perché da lì dipende il futuro della finanza internazionale e di molta politica.
La Grecia è circa un sesto dell’Italia, ma ha molti tratti in comune, sia come composizione demografica (oltre il 20% di ultrasessantenni, non più del 15% di Under15, natalità e aspettativa di vita identiche), sia come tenore di vita della popolazione (il PIL pro capite, per quanto indicatore approssimativo, è circa 9 in Grecia contro 10 in Italia). La Grecia è come l’Italia diviso 6: 11 milioni di abitanti contro 60, 300 miliardi di dollari di PIL contro 1800 e così via.
Una grossa differenza sta nella distribuzione e nella densità di popolazione della capitale. Atene è più popolata di Roma e questo ci fa intuire lo squilibrio: ad Atene vive il 30% dei greci, a Roma vive meno del 5% degli italiani. Atene da sola è (quasi) la Grecia…Roma (da sola) non è l’Italia.
Un’altra notevole differenza è che mentre l’Italia ha una bilancia dei pagamenti sostanzialmente in equilibrio (esporta quasi quanti importa), la Grecia è in deficit: importa più di quello che esporta. Anche se le spese militari hanno un peso notevole (e le armi sono acquistate principalmente dalla Germania), strutturalmente l’economia greca deve, di tanto in tanto, svalutare la moneta per tornare –economicamente parlando- in equilibrio.
E’ certamente il Paese UE più penalizzato dal fatto di non poter più svalutare.
Questo ha provocato la “fuga” di posti di lavoro e quindi il crollo dei consumi interni. Ma il crollo dei consumi interni ha avuto sul PIL un impatto molto più forte che da noi.
In Grecia la domanda interna pesa per il 70%, da noi per meno del 60%...ecco perché la Grecia è andata “con l’acqua alla gola” prima dell’Italia.
Ed eccoci al dunque.
Siccome la Grecia non è in grado di restituire il capitale dei titoli del debito pubblico in scadenza nel 2011 e 2012, FMI e BCE hanno predisposto un “piano di aiuti”, per non lasciare a bocca asciutta i detentori del debito greco (banche francesi principalmente, ma non solo…).
Hanno fatto una specie di “salva-rate”, del tipo di quelle proposte ai consumatori: estingui tutti i piccoli debiti che hai facendo un nuovo finanziamento, così ti resta da pagare una rata sola, per un tempo più lungo. Però non hai risolto il problema: lo hai solo spostato più in là nel tempo.
Il piano FMI-BCE è pressoché identico: si pagano i creditori della Grecia (che quei soldi degli “aiuti” non li può usare…li vede solo passare dalle casse di FMI-BCE a quella delle banche che detengono i suoi BOT e BTP) per poi ritrovarsi con nuovi BOT e BTP emessi (adesso) a tassi più alti, quindi più costosi.
E’ un circolo vizioso, che può essere invertito solo se si torna a crescere più degli interessi che paghi sui tuoi debiti…ma se suoi tuoi BTP paghi interessi 9-10% annuo, come fai a crescere di più? Ecco perché è sicuro che la Grecia dichiarerà bancarotta da qui al 2015. Non è questione di “se”, è solo questione di “quando”.
Il guaio è che le soluzioni proposte del FMI (da anni fallimentari) sono sempre le stesse: riduzione delle spese statali (meno scuola, meno sanità, meno pensioni, meno stipendi pubblici…) e del costo del lavoro (licenziamenti più facili, precariato spinto, lavoro on demand, ... vi dice niente?).
A un certo punto è lecito chiedersi: per che cosa? E per chi?
Quando si parla di “salvataggio” della Grecia, in realtà si intende il “salvataggio” del portafogli di chi ha in mano i BOT e BTP greci, vale a dire banche, fondi pensione, fondi di investimento anche speculativi, che hanno marciato su titoli dai rendimenti crescenti (quando tutti i bond europei offrivano interessi tra il 2 e il 4 % annuo, i greci già pagavano il 5% e oltre).
Quindi si tratta di salvare non la Grecia (perché i greci, in massa, perderanno il lavoro, la scuola, parte dell’assistenza sanitaria… non c’è che dire, un bel “salvataggio” davvero!) bensì le tasche di quelli che –negli anni scorsi- hanno stra-guadagnato con cedole da 5% o 6% sui BTP greci e che adesso, non riuscendo più a sbolognarli (perché in giro ci sono quelli che rendono il 7 e l’8%...) devono aspettare il rimborso del capitale iniziale e hanno una fottuta (e fondata) paura di ottenere 50 pur avendo all’inizio prestato 100.
E’ già successo con l’Argentina e chi aveva quei bond ci ha rimesso il 70% circa del capitale.
Quindi ecco perché le borse e le banche crollano: le società di investimento stanno vendendo per realizzare liquidità in previsione della perdita che faranno sui BTP greci. Le azioni delle banche (soprattutto francesi: quando Unicredit ha perso il 10%, BNP Paribas e Credit Agricole hanno perso il 15%...) perdono valore perché le banche che hanno in bilancio BTP greci scritti per un valore di 100, nel bilancio del prossimo anno dovranno scrivere 50…e così via.
Non c’è nulla di catastrofico o apocalittico; è tutto semplicemente normale.
Chi ha fatto un investimento ad alto rendimento e ad alto rischio (in finanza le due cose vanno assieme), oggi vede avvicinarsi il secondo dopo aver incassato il primo.
Ma siccome questo qualcuno (banche, fondi di investimento, fondi pensione, hedge funds…) controlla anche direttamente o indirettamente i mezzi di comunicazione e i fondi per le campagne elettorali dei capi di stato e di governo dei paesi UE, quasi tutti i politici europei e quasi tutti i media stanno facendo enormi pressioni sull’opinione pubblica per far credere che ciò che è (solo, o quasi) un LORO danno (che controbilancia un vantaggio che hanno già avuto), sia un NOSTRO danno.
Quindi bisogna “ad ogni costo” evitare il default della Grecia.
I greci hanno preteso e ottenuto che quel “ad ogni costo” siano loro a deciderlo.
Il piano FMI-BCE prevede nessun sacrificio per chi ha guadagnato sui BTP greci (il capitale sarà rimborsato il 50% alla scadenza prevista e il resto nei prossimi anni + un interesse aggiuntivo…davvero una delicatezza da “cravattari”) e tutti i sacrifici a carico della popolazione greca più debole e povera: meno posti di lavoro, licenziamenti di insegnanti e lavoratori pubblici, stipendi ridotti per chi ha “la fortuna” di evitare il licenziamento…
I greci hanno deciso di avere loro l’ultima parola. La cosa non dovrebbe destare sorpresa.
Invece le borse sono crollate, secondo voi come mai?
Perché FMI e BCE in testa (con Francia e Germania dietro) sanno benissimo che le condizioni del “piano di aiuti” sono inique, insostenibili, degne di un usuraio mafioso.
La vittima di un’estorsione, se potesse, direbbe di no al suo oppressore. Generalmente non può e quindi l’oppressore dorme sonni tranquilli, su cuscini gonfi di bigliettoni.
Invece con il referendum i greci hanno la possibilità di dire NO.
Se le condizioni fossero eque, ci sarebbero ottime probabilità di una vittoria dei Sì.
Ma chi ha imposto le condizioni inique e di cui conosce bene l’iniquità, guarda caso ha paura che i greci possano dire di NO.
E allora io sto con i greci. Perché sono soli contro tutti (o meglio…soli contro un manipolo di milionari che influenza e abbindola l’opinione pubblica), ma hanno già insegnato alla Storia e al Mondo come si resiste in questi casi: meglio morti che schiavi!
Ricordate i 300 alle Termopili, ricordate Salamina, ricordate Maratona, ricordate Platea.
Di là c’erano i Persiani, mica scherzi!
Oggi di là c’è Goldman Sachs, BNP Paribas, l’industria bellica tedesca, fondi pensione americani, società di investimento con sedi in paradisi fiscali….
Io sto di qua. Io sto con i Greci.




