mercoledì 2 novembre 2011

Io sto con i Greci.

La Grecia è una cavia. Il mondo guarda a quel che succede lì, perché da lì dipende il futuro della finanza internazionale e di molta politica.
La Grecia è circa un sesto dell’Italia, ma ha molti tratti in comune, sia come composizione demografica (oltre il 20% di ultrasessantenni, non più del 15% di Under15, natalità e aspettativa di vita identiche), sia come tenore di vita della popolazione (il PIL pro capite, per quanto indicatore approssimativo, è circa 9 in Grecia contro 10 in Italia). La Grecia è come l’Italia diviso 6: 11 milioni di abitanti contro 60, 300 miliardi di dollari di PIL contro 1800 e così via.
Una grossa differenza sta nella distribuzione e nella densità di popolazione della capitale. Atene è più popolata di Roma e questo ci fa intuire lo squilibrio: ad Atene vive il 30% dei greci, a Roma vive meno del 5% degli italiani. Atene da sola è (quasi) la Grecia…Roma (da sola) non è l’Italia.
Un’altra notevole differenza è che mentre l’Italia ha una bilancia dei pagamenti sostanzialmente in equilibrio (esporta quasi quanti importa), la Grecia è in deficit: importa più di quello che esporta. Anche se le spese militari hanno un peso notevole (e le armi sono acquistate principalmente dalla Germania), strutturalmente l’economia greca deve, di tanto in tanto, svalutare la moneta per tornare –economicamente parlando- in equilibrio.
E’ certamente il Paese UE più penalizzato dal fatto di non poter più svalutare.
Questo ha provocato la “fuga” di posti di lavoro e quindi il crollo dei consumi interni. Ma il crollo dei consumi interni ha avuto sul PIL un impatto molto più forte che da noi.
In Grecia la domanda interna pesa per il 70%, da noi per meno del 60%...ecco perché la Grecia è andata “con l’acqua alla gola” prima dell’Italia.
Ed eccoci al dunque.
Siccome la Grecia non è in grado di restituire il capitale dei titoli del debito pubblico in scadenza nel 2011 e 2012, FMI e BCE hanno predisposto un “piano di aiuti”, per non lasciare a bocca asciutta i detentori del debito greco (banche francesi principalmente, ma non solo…).
Hanno fatto una specie di “salva-rate”, del tipo di quelle proposte ai consumatori: estingui tutti i piccoli debiti che hai facendo un nuovo finanziamento, così ti resta da pagare una rata sola, per un tempo più lungo. Però non hai risolto il problema: lo hai solo spostato più in là nel tempo.
Il piano FMI-BCE è pressoché identico: si pagano i creditori della Grecia (che quei soldi degli “aiuti” non li può usare…li vede solo passare dalle casse di FMI-BCE a quella delle banche che detengono i suoi BOT e BTP) per poi ritrovarsi con nuovi BOT e BTP emessi (adesso) a tassi più alti, quindi più costosi.
E’ un circolo vizioso, che può essere invertito solo se si torna a crescere più degli interessi che paghi sui tuoi debiti…ma se suoi tuoi BTP paghi interessi 9-10% annuo, come fai a crescere di più? Ecco perché è sicuro che la Grecia dichiarerà bancarotta da qui al 2015. Non è questione di “se”, è solo questione di “quando”.
Il guaio è che le soluzioni proposte del FMI (da anni fallimentari) sono sempre le stesse: riduzione delle spese statali (meno scuola, meno sanità, meno pensioni, meno stipendi pubblici…) e del costo del lavoro (licenziamenti più facili, precariato spinto, lavoro on demand, ... vi dice niente?).
A un certo punto è lecito chiedersi: per che cosa? E per chi?
Quando si parla di “salvataggio” della Grecia, in realtà si intende il “salvataggio” del portafogli di chi ha in mano i BOT e BTP greci, vale a dire banche, fondi pensione, fondi di investimento anche speculativi, che hanno marciato su titoli dai rendimenti crescenti (quando tutti i bond europei offrivano interessi tra il 2 e il 4 % annuo, i greci già pagavano il 5% e oltre).
Quindi si tratta di salvare non la Grecia (perché i greci, in massa, perderanno il lavoro, la scuola, parte dell’assistenza sanitaria… non c’è che dire, un bel “salvataggio” davvero!) bensì le tasche di quelli che –negli anni scorsi- hanno stra-guadagnato con cedole da 5% o 6% sui BTP greci e che adesso, non riuscendo più a sbolognarli (perché in giro ci sono quelli che rendono il 7 e l’8%...) devono aspettare il rimborso del capitale iniziale e hanno una fottuta (e fondata) paura di ottenere 50 pur avendo all’inizio prestato 100.
E’ già successo con l’Argentina e chi aveva quei bond ci ha rimesso il 70% circa del capitale.

Quindi ecco perché le borse e le banche crollano: le società di investimento stanno vendendo per realizzare liquidità in previsione della perdita che faranno sui BTP greci. Le azioni delle banche (soprattutto francesi: quando Unicredit ha perso il 10%, BNP Paribas e Credit Agricole hanno perso il 15%...) perdono valore perché le banche che hanno in bilancio BTP greci scritti per un valore di 100, nel bilancio del prossimo anno dovranno scrivere 50…e così via.
Non c’è nulla di catastrofico o apocalittico; è tutto semplicemente normale.
Chi ha fatto un investimento ad alto rendimento e ad alto rischio (in finanza le due cose vanno assieme), oggi vede avvicinarsi il secondo dopo aver incassato il primo.
Ma siccome questo qualcuno (banche, fondi di investimento, fondi pensione, hedge funds…) controlla anche direttamente o indirettamente i mezzi di comunicazione e i fondi per le campagne elettorali dei capi di stato e di governo dei paesi UE, quasi tutti i politici europei e quasi tutti i media stanno facendo enormi pressioni sull’opinione pubblica per far credere che ciò che è (solo, o quasi) un LORO danno (che controbilancia un vantaggio che hanno già avuto), sia un NOSTRO danno.
Quindi bisogna “ad ogni costo” evitare il default della Grecia.
I greci hanno preteso e ottenuto che quel “ad ogni costo” siano loro a deciderlo.

Il piano FMI-BCE prevede nessun sacrificio per chi ha guadagnato sui BTP greci (il capitale sarà rimborsato il 50% alla scadenza prevista e il resto nei prossimi anni + un interesse aggiuntivo…davvero una delicatezza da “cravattari”) e tutti i sacrifici a carico della popolazione greca più debole e povera: meno posti di lavoro, licenziamenti di insegnanti e lavoratori pubblici, stipendi ridotti per chi ha “la fortuna” di evitare il licenziamento…

I greci hanno deciso di avere loro l’ultima parola. La cosa non dovrebbe destare sorpresa.
Invece le borse sono crollate, secondo voi come mai?
Perché FMI e BCE in testa (con Francia e Germania dietro) sanno benissimo che le condizioni del “piano di aiuti” sono inique, insostenibili, degne di un usuraio mafioso.
La vittima di un’estorsione, se potesse, direbbe di no al suo oppressore. Generalmente non può e quindi l’oppressore dorme sonni tranquilli, su cuscini gonfi di bigliettoni.
Invece con il referendum i greci hanno la possibilità di dire NO.
Se le condizioni fossero eque, ci sarebbero ottime probabilità di una vittoria dei Sì.
Ma chi ha imposto le condizioni inique e di cui conosce bene l’iniquità, guarda caso ha paura che i greci possano dire di NO.

E allora io sto con i greci. Perché sono soli contro tutti (o meglio…soli contro un manipolo di milionari che influenza e abbindola l’opinione pubblica), ma hanno già insegnato alla Storia e al Mondo come si resiste in questi casi: meglio morti che schiavi!
Ricordate i 300 alle Termopili, ricordate Salamina, ricordate Maratona, ricordate Platea.
Di là c’erano i Persiani, mica scherzi!
Oggi di là c’è Goldman Sachs, BNP Paribas, l’industria bellica tedesca,  fondi pensione americani, società di investimento con sedi in paradisi fiscali….
Io sto di qua. Io sto con i Greci.
  

domenica 2 ottobre 2011

PICCOLI PASSI IN AVANTI...CORAGGIO!


E’ finalmente operativo il Collegio di Garanzia di Italia dei Valori – Piemonte.
C’è voluto un po’ di tempo ma, dopo la riunione “inaugurale” di fine maggio 2011, da circa un mese compare nella home page del sito www.piemonte.italiadeivalori.it nel menù a tendina in alto a sinistra, sotto la voce “organizzazione”, il link del Collegio.
Cliccando sulla voce, si raggiunge la pagina in cui potete leggere la procedura di segnalazione di fatti e comportamenti che si ritengano essere meritevoli di sanzione.
Questa opportunità (di segnalare cioè comportamenti scorretti di appartenenti a IDV) è data anche a chi non è iscritto al partito, perché il partito deve avere a cuore l’incensurabilità dei propri componenti non solo al suo interno ma anche al di fuori e di fronte all’intera collettività.
Naturalmente il Collegio di Garanzia è anche organo arbitrale per le controversie interne sulla regolarità di assemblee ed elezioni interne di segretari e dirigenti. Qui ovviamente gli unici legittimati e interessati a proporre ricorsi possono essere gli iscritti.
Come fare per inviare una segnalazione?
Naturalmente non sono prese in considerazioni segnalazioni anonime. Occorre firmare e spiegare dove e come si sono appresi i fatti che si vogliono denunciare, eventualmente allegando le prove documentali, se ve ne sono.
La segnalazione va fatta per iscritto e si può fare sia per posta elettronica (sulla pagina http://www.piemonte.italiadeivalori.it/index.php?option=com_content&view=article&id=211&Itemid=263 trovate anche il link che apre un messaggio diretto a garanzia.idvpiemonte@gmail.com) sia in formato cartaceo, consegnando o spedendo il tutto alla sede regionale di IDV in Torino, Via Ormea 15.
Tenete presente che il Collegio (che ho l’onore di presiedere) non è un comitato di “saggi” che decidono in base alla loro personale sensibilità, ma può comminare censure, sospensioni o espulsioni (queste ultime solo all’unanimità) solo in caso di violazioni delle norme di comportamento o degli impegni assunti per iscritto all’interno del partito.
Tanto per fare un esempio, il Collegio di Garanzia non può intervenire in sede di decisione delle candidature, perché questa è una funzione che spetta alla segreteria politica, che si assume la responsabilità delle sue scelte davanti agli iscritti, agli elettori e agli altri partiti dell’eventuale coalizione.
Dunque “tutto va bene, madama la marchesa”?
Non del tutto, per il fatto che il codice etico vigente ha bisogno di qualche ritocco: occorre specificare in modo più preciso i comportamenti sanzionabili, al fine di emarginare eventuali condotte poco edificanti ed evitare il consolidamento di posizioni di potere.
Naturalmente non esistono bacchette magiche (il PD, ad esempio, ha un codice etico assai più preciso…però la “vicenda-Penati” è successa lo stesso…), ma ci stiamo lavorando.
La strada per ricostruire il Paese è lunga. Per percorrerla però serve un passo alla volta.

Consiglio di lettura. Per una volta un romanzo: “Alla larga dai comunisti”, di Luigi Carletti, 2006 ed. Baldini Castaldi Dalai. Divertente e commovente. La storia di un adolescente giovane promessa del calcio che sogna di diventare giocatore del Toro (è ambientato nel 1976…), tra educazione, famiglia, amici, maestri e primi amori.

sabato 10 settembre 2011

IL TEMPO STRINGE: TUTTI A FIRMARE!

Per cosa? Per l’abolizione della legge elettorale vigente e il ritorno a quella precedente (75% collegi uninominali maggioritari, 25% proporzionale con preferenza e “sbarramento” al 4% dei voti).
IDV, SEL, attivisti democratici e parte del PD…tutti stiamo raccogliendo le firme per raggiungere i 500.000 sostenitori dei quesiti referendari che puntano all’abrogazione della legge elettorale attuale, che prevede le “liste bloccate” di deputati e senatori, impedendo ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento.
Recandovi ai banchetti (IDV è presente in Via Ormea 15, dal lunedì al sabato sia mattina che pomeriggio; sabato e domenica anche in Piazza Castello e Piazza San Carlo, ma fate un salto su www.italiadeivalori.it e trovata la “mappa” aggiornata giorno per giorno e città per città) vi saranno sottoposti 2 quesiti referendari.
Tecnicamente con uno si chiede l’abolizione totale della Legge elettorale attuale n. 270/2005 (che modificava i singoli pezzi della legge previgente) e con l’altro si chiede l’abolizione dei singoli “pezzettini”.
Il motivo di questo doppio quesito (l’esito è lo stesso, per cui è probabile che ne sarà ammesso solo uno per la votazione) è un po’complicato da spiegare ai non esperti di giustizia costituzionale ma ci provo: in passato è accaduto che la Corte Costituzionale (a cui spetta valutare il testo di ogni quesito referendario) abbia bocciato alcuni quesiti, che avevano raccolto le 500.000 adesioni, per il fatto che un’eventuale approvazione avrebbe creato un “vuoto legislativo”.
In effetti se si parla di “abrogazione totale” della legge elettorale, potrebbe venir da pensare che…si elimina le legge elettorale e quindi che non ci saranno più elezioni!
In realtà la stessa legge 270/2005 a sua volta modificava le singole frasi e disposizioni della legge precedente e quindi, anche in caso di abolizione totale, non pare potersi rischiare alcun "vuoto legislativo". Tuttavia, siccome nel campo giuridico “non si sa mai”, ecco che per l’unico obiettivo sono stati formulati due quesiti, l’uno alternativo all’altro: uno dei due sarà certamente accolto dalla Corte Costituzionale.
Però entrambi i quesiti devono essere sottoscritti da 500.000 elettori, altrimenti non saranno presi in considerazione dalla Corte.
Il referendum ha ritrovato vigore con la tornata del 12-13 giugno scorso, in cui il quorum della metà più uno degli aventi diritto al voto è stato abbondantemente superato.
Visto il tema –la legge elettorale- è estremamente probabile che il quorum sarà superato anche questa volta.
Se tutto procederà con ordine, il quesito potrà essere votato nella primavera del 2012 e, in caso di vittoria dei “Sì”, la legge elettorale “Porcellum” sarà spazzata via: in pratica, il prossimo Parlamento sarà eletto con una legge comunque diversa e cioè:
  • O con la legge vecchia (75% collegi uninominali maggioritari, 25% proporzionale con preferenza e “sbarramento” al 4% dei voti: è complicata e cervellotica ma è sempre meglio di quella attuale...)
  • Oppure con una nuova legge approvata dal Parlamento in questi mesi: siccome però le trattative tra i partiti appaiono decisamente in alto mare, la via referendaria è quella più sicura.
Dunque…TUTTI A FIRMARE! C’è tempo fino al 20 settembre!

sabato 16 luglio 2011

IDV DIMEZZATA IN COMUNE A TORINO: CHE DIRE E CHE FARE?


 
Continuo a pensare che la politica debba guardare alto, per essere all’altezza degli enormi problemi che stanno sovrastando e devastando –economicamente e civilmente- la nostra società.
Tuttavia non sempre è possibile seguire il dantesco “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, specialmente quando i fatti contrastano con la credibilità che ci si sforza di dare al partito politico a cui si aderisce convintamente.
Avrei voluto augurare buona estate a tutti con una pagina edificante, degna dei “consigli di John Perkins” di qualche settimana fa.
Però è giusto che tutti sappiano con quanta attenzione sto seguendo le vicende di IDV torinese e che cosa ritengo giusto fare per migliorare le cose.
Il mio ruolo all’interno del partito (presidente del Collegio Regionale di Garanzia) mi impone la massima cautela per non esporre l’organismo di cui faccio parte –finalmente operativo nel giro delle prossime settimane- a dubbi o sospetti di faziosità verso questo o verso quello.
Di certo però posso dire che non mi ha fatto piacere vedere, fin dai primi giorni di insediamento del consiglio comunale, una polemica ora sottile ora sguaiata tra i nostri due rappresentanti eletti.
Credo che chi ha avuto l’onore di rappresentare IDV in consiglio comunale avrebbe dovuto mostrare equilibrio e rispetto per i 19.000 elettori votanti a favore del nostro partito, visto che un migliaio di preferenze personali –se non inserite in un partito più grande- non avrebbero portato alcuno da nessuna parte.
Lo dico “dal basso” dei miei 349 voti personali. Quando si fa parte della stessa squadra, ci si deve comportare con uno spirito di aiuto e di sostegno reciproco, che in questo frangente è risultato mancante, al di là delle pur legittime antipatie o avversioni personali.
Ritengo tuttavia inutile imbastire uno psicodramma di accuse e risentimenti incentrati sul “io l’avevo detto” o “colpa di chi ha fatto le liste”, o altro.
Purtroppo la frittata è fatta e bisogna correggere –tutti insieme- le linee d’azione e i modi di comportamento, in modo che il partito sia in grado, nei prossimi anni, di prevenire dall’interno fenomeni simili a quelli che hanno portato il consigliere Porcino Giovanni a lasciare il gruppo IDV dopo appena un mese di mandato elettivo.
Per questo mi sono personalmente impegnato affinché, da settembre, il Collegio Regionale di Garanzia diventi pienamente operativo e raggiungibile da tutti gli iscritti che intendano sottoporre questioni disciplinari riguardanti le condotte interne al partito.
Quanto allo scenario torinese, plaudo all’operato che –entro settembre- porterà il partito a recuperare i contatti con tutti i candidati al comune e nelle circoscrizioni cittadine: è il primo passo per creare nell’anno 2011/2012 dieci “nuclei” (uno per circoscrizione) di ritrovo stabile e periodico tra simpatizzanti, iscritti ed eletti.
La politica funziona solo se è partecipata. Diamoci da fare!

Consiglio di lettura: ANNI SPIETATI di Stefano Caselli e Davide Valentini, 2011, Laterza.
Un viaggio nei luoghi torinesi degli “anni di piombo”, segnati dal dolore e dalle morti delle vittime del terrorismo. Un racconto avvincente che riesce a essere toccante pur rispettando la precisione di fatti, date, nomi e particolari, una memoria essenziale sulla vita della nostra città dal 1970 al 1980. Un ricordo che fa apprezzare il coraggio di quella generazione che, vivendo una quotidianità di attentati, ferimenti e omicidi a danno delle persone comuni (non solo poliziotti e militari, ma soprattutto impiegati, piccoli imprenditori, persino operai e studenti…), ha deciso, nonostante la cupezza del periodo, di far nascere e crescere qui i propri figli.   

venerdì 3 giugno 2011

I CONSIGLI DI JOHN PERKINS

Qui la lista dei consigli che John Perkins dà per tentare di migliorare la nostra società. La trovate alla fine del libro "Storia segreta dell'impero americano"...il seguito del più famoso "Confessioni di un sicario dell'economia".
Per me è un manifesto: mettiamola in pratica e condividiamola!


"Alla gente che viene a sentirmi dico: 'se volete che vi indichi una strategia di azione, mi chiedete di fare come la corporatocrazia. Non è questo che volete. Avete le vostre passioni e i vostri talenti, diversi dai miei. Ci sono ovviamente alcuni passi che possiamo compiere. Cose semplici che sappiamo tutti. Farne il più possibile vi aiuterà a sentirvi bene e ci condurrà verso un futuro in cui potremo sopravvivere'. Ecco alcuni esempi:
1) quando siete tentati di dedicarvi allo shopping come "terapia", andate invece a fare jogging, meditate, leggete o trovate qualche altra soluzione.
2) siate responsabili nei vostri acquisti; comprate articoli la cui confezione, i cui ingredianti e metodi di produzione siano sostenibili e promuovano la vita.
3) fate durare il più possibile tutto ciò che possedete.
4) acquistate in negozi di oggetti usati, dove tutto è riciclato.
5) protestate contro gli accordi di "libero" mercato e le fabbriche sfruttatrici.
6) scrivete lettere per spiegare a Monsanto, De Beers, Exxon Mobil, Adidas, Ford, General Electric, Coca-cola, Wal-Mart e altri che sfruttano la manodopera e distruggono l'ambiente perché vi rifiutate di comprare da loro.
7) Esprimete il vostro apprezzamento a Home Depot, Kinko's, Citicorp, Starbucks, Whole Food e altre aziende che collaborano con RAN, Amnesty International e altre ONG,
8) riducete i consumi di petrolio e gas
9) ridimensionate l'automobile, la casa, il guardaroba e ogni aspetto della vostra vita,
10) donate denaro a organizzazioni no profit, stazioni radio e altre associazioni che promuovono cause giuste,
11) offrite parte del vostro tempo e delle vostre energie a tali organizzazioni
12) sostenete i commercianti locali,
13) incoraggiate i negozi ad acquistare da agricoltori, fornitori e produttori locali,
14) fate la spesa al mercato ortofrutticolo locale,
15) bevete acqua del rubinetto (pretendete che la società idrica faccia un lavoro migliore, se necessario, ma evitate di comprare acqua in bottiglia),
16) votate per consigli scolastici, commissioni, decreti e politici illuminati,
17) candidatevi.
18) insistete perché quelli che usano i vostri soldi -banche, fondi pensione e fondi comuni, aziende- facciano investimenti responsabili da un punto di vista sociale e ambientale,
19) fate sentire la vostra voce ogni volta che se ne presenta l'occasione
20) offritevi di parlare alla scuola locale del vostro argomento preferito (apicoltura, tessitura, tennis...qualunque cosa) e sfruttate quell'opportunità per stimolare gli studenti, per svegliarli,
21) discutete delle esternalità, dei costi dell'inquinamento, delle cattive condizioni di lavoro, dei sussidi pubblici, delle esenzioni di cui godono le corporation e di altri fattori ambientali, sociali e politici che dovrebbero essere inclusi nei prezzi che paghiamo per beni e servizi ma non lo sono; fate capire alla gente che se non paghiamo queste spese molto reali derubiamo le generazioni future,
22) incoraggiate "tasse" sulle esternalità: prezzi più alti per la benzina, gli indumenti, l'elettricità, eccetera, a patto che la differenza sia destinata a sanare torti sociali e ambientali,
23) organizzate gruppi di studio presso biblioteche, librerie, chiese e club locali.
24) ampliate questa lista e condividetela con tutti quelli che conoscete"
(John Perkins, 'La storia segreta dell'impero americano', 2007, ed Minimum Fax, pagg. 377-378) 

giovedì 2 giugno 2011

Un referendum per compleanno

Il 65mo anniversario della Repubblica è il miglior modo di ricordare che l'attuale assetto istituzionale è nato da un Referendum Popolare.
E il miglior modo di festeggiarlo è fare in modo che questo istituto di democrazia diretta continui a vivere nella nostra pratica istituzionale.
Raggiungere il "mitico" quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto non è impossibile: ci siamo già riusciti cinque anni fa, quando si trattò di bocciare la riforma costituzionale voluta del centrodestra del 2005.
Oggi è a portata di mano un risultato analogo: certo le vittorie degli ultimi ballottaggi hanno dato un bel po' di morale. Tuttavia non bisogna illudersi: proprio a Napoli è andato a votare solo un cittadino su due aventi diritto.
Occorre parlarne...parlarne e ancora parlarne! Nei luoghi di lavoro, per strada, sul bus, all'ufficio postale.
Ogni occasione è buona per rinfrescare la memoria sull'appuntamento del 12-13 giugno.
Il mio partito sarà con postazione fissa a Torino davanti alla Rinascente (piazza Lagrange) nel fine settimana.
Inoltre gli amici del circolo IDV di Rivalta hanno organizzato una serata informativa e mi hanno invitato a parlare -vista la mia estrazioen professionale- del referendum contro la legge sul "legittimo impedimento".
Qui la locandina dell'evento e perciò....TUTTI A RIVALTA!
 
Nucleare
- Prof. Angelo Tartaglia
Dipartimento di sica del Politecnico di Torino
Legittimo impedimento
- Avv. Diego Maria Poggi
Collegio di garanzia IDV Piemonte
Acqua
- Dott.ssa Alessandra PudduDocente 

Giovedì 9 Giugno ore 21:00

Biblioteca Comunale piazza Martiri della Libertà, Rivalta di Torino

venerdì 20 maggio 2011

MACCHINE AVANTI TUTTA! REFERENDUM IN VISTA

per il futuro prossimo: farò del mio meglio per stimolare il partito a creare occasioni di:
formazione politica per cittadini e aderenti;
incontro e confronto -a livello sia comunale che di circoscrizione- tra eletti e cittadini.
Il segretario cittadino apprezza questo programma e però ha bisogno di molti di noi per realizzarlo.
Se qualcuno di Voi ritiene di poter dare il suo contributo di idee e competenze (non serve molto tempo...io anche in campagna elettorale non ho smesso un giorno di lavorare...) è benvenuto e benvenuta! Chi di Voi ha studiato e studia, chi di Voi lavora in ogni campo sociale ha un sapere prezioso che il partito DEVE poter sfruttare...però il partito lo deve sapere e quindi Vi prego di farVi avanti...
se il partito si permetterà il lusso di ignorarVi...peggio per il partito...si meriterà la prossima sconfitta.
 
adesso però ci sono 2 urgenze:
BALLOTTAGGI MILANO e NAPOLI: un risultato storico è a portata di mano:
Milano governata dal centrosinistra, da un laico indifferente alle pressioni della Compagnia delle Opere (che di voi è pratico dell'economia lombarda sa cosa vuol dire...) e convinto della necessità di migliorare "dal di dentro" i servizi pubblici e statali, senza "privatizzazioni" a tappeto.
Napoli governata da una giunta di persone non compromesse con il malafare, con i "portatori di voti", con le clientele tradizionali.
Non è solo affare dei milanesi e dei napoletani: è un affare che ci riguarda tutti...come dice Rocky "se io posso cambiare e Voi potete cambiare...tutto il mondo può cambiare".
E allora Vi prego:
avete parenti di qualunque grado, amici, conoscenti...persone incontrate in una vacanza, a un convegno, in gita scolastica...che ne so...che abitano a MILANO o NAPOLI?
Telefonate loro! Dite che ci aspettiamo una vittoria di Giuliano Pisapia a Milano e di Luigi De Magistris a Napoli. Spronateli ad andare a votare per il meglio!
Non è una pazzia...c'è gente che magari pensava che a Milano o Napoli i giochi fossero già fatti...che la Moratti avrebbe vinto lo stesso e che De Magistris non sarebbe arrivato al ballottaggio e magari per il 29-30 ha già in mente di farsi un giro e di non andare a votare...oppure c'è chi ha votato per il 5stelle e recita il copione "tanto sono uguali"...NO E POI NO!
Chiamateli, dite loro che tutti noi desideriamo Pisapia sindaco di Milano e De Magistris sindaco di Napoli.
Sentendo che i loro parenti, amici, conoscenti...li chiamano dopo mesi per questo motivo...accenderete in ognuno di loro uno stimolo nuovo e li farete pensare: "se mi chiamano da Torino per votare De Magistris...allora la posta in palio è importante!!" e li stimolerete a fare altrettanto, a chiamare anche loro altri amici, parenti, conoscenti che non sono andati a votare (a Napoli l'affluenza è stata solo del 60%...quindi 2 napoletani su 5 NON sono andati...caspita! convinciamoli!!!)
 
REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO: gli possiamo dare il colpo di grazia! Il quorum non è impossibile...l'abbiamo raggiunto pochi anni fa, ricordate? era il giugno 2006 e si votava sull'approvazione della riforma costituzionale voluta dal solo centrodestra.
Andò a votare il 55% degli aventi diritto e vinsero largamente i NO.
e pensare che quella volta, paradossalmente, il quorum non serviva! Ma fare il quorum oggi è possibile!
Occorre parlare, parlare e ancora parlare.
Basta lamentarsi del fatto che la TV non ne parla. E' ovvio che sia così. Lorsignori che controllano le TV hanno quest'ultima speranza e non la molleranno fino all'ultimo. Occorre sconfiggerli su un altro piano: parlatene a voce alta nei bar, sui pullmann, in coda all'ufficio postale...cominciate a far ronzare nelle orecchie a tutti che il 12-13 giugno si va a votare su Acqua pubblica, NO Nucleare e Legittimo Impedimento...i media non ci aiuteranno e allora dipende solo da noi!
Non limitatevi a far girare le mails: ancora milioni di italiani non la usano...sono quelli che devono venire a votare e con cui possiamo fare il quorum.
 
E' tutto.
Diamoci da fare!
 
Diego 

POGGI: futuro prossimo e IMMEDIATO

per il futuro prossimo: farò del mio meglio per stimolare il partito a creare occasioni di:
formazione politica per cittadini e aderenti;
incontro e confronto -a livello sia comunale che di circoscrizione- tra eletti e cittadini.
Il segretario cittadino apprezza questo programma e però ha bisogno di molti di noi per realizzarlo.
Se qualcuno di Voi ritiene di poter dare il suo contributo di idee e competenze (non serve molto tempo...io anche in campagna elettorale non ho smesso un giorno di lavorare...) è benvenuto e benvenuta! Chi di Voi ha studiato e studia, chi di Voi lavora in ogni campo sociale ha un sapere prezioso che il partito DEVE poter sfruttare...però il partito lo deve sapere e quindi Vi prego di farVi avanti...
se il partito si permetterà il lusso di ignorarVi...peggio per il partito...si meriterà la prossima sconfitta.
 
adesso però ci sono 2 urgenze:
BALLOTTAGGI MILANO e NAPOLI: un risultato storico è a portata di mano:
Milano governata dal centrosinistra, da un laico indifferente alle pressioni della Compagnia delle Opere (che di voi è pratico dell'economia lombarda sa cosa vuol dire...) e convinto della necessità di migliorare "dal di dentro" i servizi pubblici e statali, senza "privatizzazioni" a tappeto.
Napoli governata da una giunta di persone non compromesse con il malafare, con i "portatori di voti", con le clientele tradizionali.
Non è solo affare dei milanesi e dei napoletani: è un affare che ci riguarda tutti...come dice Rocky "se io posso cambiare e Voi potete cambiare...tutto il mondo può cambiare".
E allora Vi prego:
avete parenti di qualunque grado, amici, conoscenti...persone incontrate in una vacanza, a un convegno, in gita scolastica...che ne so...che abitano a MILANO o NAPOLI?
Telefonate loro! Dite che ci aspettiamo una vittoria di Giuliano Pisapia a Milano e di Luigi De Magistris a Napoli. Spronateli ad andare a votare per il meglio!
Non è una pazzia...c'è gente che magari pensava che a Milano o Napoli i giochi fossero già fatti...che la Moratti avrebbe vinto lo stesso e che De Magistris non sarebbe arrivato al ballottaggio e magari per il 29-30 ha già in mente di farsi un giro e di non andare a votare...oppure c'è chi ha votato per il 5stelle e recita il copione "tanto sono uguali"...NO E POI NO!
Chiamateli, dite loro che tutti noi desideriamo Pisapia sindaco di Milano e De Magistris sindaco di Napoli.
Sentendo che i loro parenti, amici, conoscenti...li chiamano dopo mesi per questo motivo...accenderete in ognuno di loro uno stimolo nuovo e li farete pensare: "se mi chiamano da Torino per votare De Magistris...allora la posta in palio è importante!!" e li stimolerete a fare altrettanto, a chiamare anche loro altri amici, parenti, conoscenti che non sono andati a votare (a Napoli l'affluenza è stata solo del 60%...quindi 2 napoletani su 5 NON sono andati...caspita! convinciamoli!!!)
 
REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO: gli possiamo dare il colpo di grazia! Il quorum non è impossibile...l'abbiamo raggiunto pochi anni fa, ricordate? era il giugno 2006 e si votava sull'approvazione della riforma costituzionale voluta dal solo centrodestra.
Andò a votare il 55% degli aventi diritto e vinsero largamente i NO.
e pensare che quella volta, paradossalmente, il quorum non serviva! Ma fare il quorum oggi è possibile!
Occorre parlare, parlare e ancora parlare.
Basta lamentarsi del fatto che la TV non ne parla. E' ovvio che sia così. Lorsignori che controllano le TV hanno quest'ultima speranza e non la molleranno fino all'ultimo. Occorre sconfiggerli su un altro piano: parlatene a voce alta nei bar, sui pullmann, in coda all'ufficio postale...cominciate a far ronzare nelle orecchie a tutti che il 12-13 giugno si va a votare su Acqua pubblica, NO Nucleare e Legittimo Impedimento...i media non ci aiuteranno e allora dipende solo da noi!
Non limitatevi a far girare le mails: ancora milioni di italiani non la usano...sono quelli che devono venire a votare e con cui possiamo fare il quorum.
 
E' tutto.
Diamoci da fare!
 
Diego 

mercoledì 11 maggio 2011

IDEE PER TORINO: Acqua pubblica.

Non ha senso privatizzare un servizio pubblico essenziale e che -oltretutto- funziona bene.
Se un servizio pubblico funziona male la soluzione non è la privatizzazione: è la correzione di ciò che non va e il miglioramento del servizio.
Ciò vale per l’acqua e, più in generale, per tutti i servizi di cui i cittadini non possono fare a meno.
Tali settori non devono diventare terreno di speculazione privata.
Che capacità imprenditoriale ci vuole a fornire un servizio la cui domanda è costante, in quanto deriva da una necessità non sostituibile? Nessuna!
Quindi non ha senso che essa sia remunerata da un profitto ed è per questo che non ha senso che certi servizi pubblici siano privatizzati (se non per le tasche del gestore…).
SMAT è una delle società comunali con il più alto indice di gradimento del servizio, il che già dimostra che non occorre essere privati per lavorare bene.
È anche sbagliato pensare di poter separare “la rete” (cioè i tubi, tanto per capirci… che rimangono pubblici) dalla fornitura del servizio (raccolta, distribuzione e fatturazione dei metri cubi consumati).
Infatti i guadagni che derivano dal servizio (ricavo delle forniture idriche meno i costi di raccolta e potabilizzazione dell’acqua) DEVONO essere reinvestiti nella rete, che è l’infrastruttura che necessita costantemente di manutenzione, riparazioni, interventi, affinché tutti abbiano l’acqua che serve e affinché ne sia sprecata sempre meno!
Se si separa la rete dal servizio ci sarà un soggetto che fa utili (il gestore privato), facendo pagare più cara la fornitura dell’acqua e un soggetto perennemente in passivo (il comune, cioè tutti NOI), continuamente costretto a spendere per la manutenzione della rete e –di conseguenza- ad aumentare il canone di gestione al soggetto privato, che così aumenterà nuovamente le tariffe di fornitura, e così via.
Perciò teniamo alta la guardia e prepariamoci alla prossima battaglia di sensibilizzazione: il 12 e 13 giugno TUTTI A VOTARE “Sì”!


Consiglio di lettura: THE VATICAN CONNECTION, di Richard Hammer; Pironti editore, 1983. Se vi siete appassionati a VATICANO S.P.A. (Nuzzi, Chiarelettere 2009), non potete perderVi questo: la storia della commissione, da parte del Vaticano, di una partita di azioni e titoli falsi confezionati dalla mafia di New York, con l’FBI che scopre il trigo e manda gli ispettori a San Pietro a interrogare i Monsignori. Naturalmente in gabbia ci finirono solo i manovali, cioè quelli che avevano stampato le azioni fasulle e gli intermediari dell’operazione; però la storia completa (i fatti risalgono ai primi anni ’70) è davvero degna di nota.

lunedì 9 maggio 2011

IDEE PER TORINO: il miglior uso del pubblico denaro


Spesa pubblica vuol dire servizi di buon livello per tutti.
Il male è quando c’è alta spesa pubblica e servizi di livello scadente.
Se la spesa è alta, ma i servizi sono buoni, essi generano benessere diffuso.
Se un servizio pubblico è scadente, la soluzione non è (sempre) privatizzarlo: è sufficiente e possibile migliorarlo.
Il Comune di Torino gestisce molto denaro, risorse di tutti noi. Soprattutto è azionista di molte società partecipate che gestiscono i servizi (GTT, AMIAT, SMAT…), la cultura, ecc…
È Tuo diritto sapere come queste (che sono tante…) funzionano e come utilizzano il nostro denaro.
Attraverso il Tuo consigliere puoi incidere sulle scelte dei consigli di amministrazione per mantenere ciò che funziona e migliorare ciò che non va.
E’ un mio forte desiderio migliorare i servizi pubblici, senza privatizzarli, senza ricorrere a esternalizzazioni, che sistematicamente non abbassano i costi ma peggiorano i servizi.
Vigilare sulle società partecipate (che una volta si chiamavano “aziende municipalizzate”…) attraverso le segnalazioni dei cittadini utenti è compito di ogni consigliere comunale, che può influire fino alle nomine degli organi di vertice e di vigilanza.
Queste DEVONO essere fatte con scrupolo e attenzione alla professionalità anziché alle amicizie politiche.
La stella polare di IDV e mia è la ricerca del miglior uso possibile del pubblico denaro.

Consiglio di Lettura: I PREDATORI DELL'ORO NERO E DELLA FINANZA GLOBALE, di Benito Li Vigni, 2009, Baldini-Castoldi-Dalai. L'autore fu stretto collaboratore di Enrico Mattei, presidente dell'ENI odiato dalle compagnie petrolifere anglofone. Con disarmante chiarezza illustra gli scenari di geopolitica attuali e prossimi e soprattutto -con impressionante riscontro alle opinioni espresse da BARNARD ne "Il più grande crimine"- chiarisce l'opera di spolpamento dello Stato italiano: prima le aziende pubbliche, oggi i servizi e domani i diritti: scuola, sanità e giustizia. Occorre REAGIRE!

giovedì 5 maggio 2011

IDEE PER TORINO: la città più salubre.


Torino è una città da anni sostanzialmente ben amministrata, ma ha ancora un grave difetto: ha una qualità dell’aria pessima.
Ciò in massima parte è colpa della posizione geografica: Torino si trova pressoché in una “serra” naturale, in cui i venti sono debolissimi (e quei pochi, tolto il rarissimo phon della Valsusa, arrivano da Est e ci portano…lo smog di Milano-Novara-Malpensa); in inverno poi si crea una sorta di “ristagno di aria” nei primi 50-100 metri da terra.
Aggiungeteci i riscaldamenti, le industrie e le automobili e capite come mai, nei primi quaranta giorni dell’anno Torino “si brucia” tutti e trentacinque i giorni di “sforamento consentito” (secondo i parametri UE) con concentrazione di smog e polveri superiore al normale.
Dunque che fare?
Occorre limitare, necessariamente, le emissioni di gas da riscaldamento e da autoveicoli.
E’ vero che le auto di oggi sono MOLTO meno inquinanti di quelle che circolavano venti anni fa e in questo ambito sono stati fatti progressi importanti, ma non ci può bastare per avere una città in cui passeggiare tranquilli senza bisogno di mascherine.
Occorre usare meno l’auto in città, ma senza politiche di penalizzazione, tipo eco-pass e simili.
Chi prende l’auto per andare in centro in genere non lo fa per menefreghismo, cattiveria o altro. Lo fa per necessità, e non è giusto penalizzarlo. Guidare nel traffico non è un divertimento (se non in un famoso libro di De Crescenzo…).
Chi vive in grandi centri urbani, nel resto d’Europa e del mondo, spesso NON possiede neanche un’autovettura: si sposta in città con i mezzi pubblici e –se serve l’auto una volta a settimana o al mese, prende il taxi, oppure usa il car-sharing.
È quindi necessario incentivare la mobilità urbana pubblica e collettiva, affinché faccia davvero concorrenza, in termini di convenienza, comodità e costi, all’auto privata.
Allora i parcheggi del car-sharing dovranno essere presenti in tutta la città, a non più di 300m l’uno dall’altro.
Lo stesso discorso vale per il bike –sharing, le biciclette gialle e blu. Anche qui i parcheggi devono essere diffusi a tutta la città, non solo in centro, ma soprattutto in semi-centro e periferia, dove la gente vive, lavora e va a riposarsi.
La nostra comunità deve fare un investimento sul suo benessere e sulla nostra salute, incentivando la sostituzione dei generatori vetusti e inquinanti con le nuove caldaie a condensazione e soprattutto allargando la rete di teleriscaldamento.
Ciò è indispensabile per ridurre le polveri sottili e i rischi di malattie.
A Torino stanno costruendo un inceneritore e addirittura si vocifera di costruirne un altro!
Non ha senso.
Occorre piuttosto estendere la raccolta differenziata “porta a porta” a tutta la città (attuando una delibera che il Comune ha adottato già dal 2004, poi stranamente tutto si è fermato…); in questo modo Torino riuscirà a differenziare il 65% dei rifiuti (oggi è al 42%, ma il “porta a porta” è attivo solo su mezza città). Così un secondo inceneritore non servirà mai e si potrà anche ridurre o eliminare l’uso del primo.
Infatti l’incenerimento dei rifiuti provoca polveri sottili e malattie respiratorie.
Questa amministrazione dovrà lavorare per ridurle e non per aumentarle.

consiglio di lettura:
IL PIU' GRANDE CRIMINE, Paolo Barnard, settembre 2010.
Lo scaricate gratuitamente in pdf da questo link:
Un'analisi lucida e documentata sulle ragioni e le cause del progressivo peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni europee, con particolare riguardo al ceto medio. Fa giustizia di tanti complottismi, dal signoraggio in giù, ma individua con chiarezza i meccanismi con cui l'economia mondiale è stata orientata, a vantaggio di pochi super-ricchi e a discapito delle masse di "ceto medio", che da una vita dignitosa sono oggi a rischio di cadere nella povertà.

domenica 1 maggio 2011

IDEE PER TORINO: una città più verde e accogliente

IDEE PER TORINO: una città più verde e accogliente
Dieci anni fa la città colombiana di Medellin era famosa nel mondo solo per essere uno dei centri urbani con il maggior numero di omicidi. Oggi è una metropoli di un milione di abitanti dove il tasso di violenza si è ridotto del 90%.
Merito di un binomio che da noi nessuno accosta e cioè: la CONVIVENZA è SICUREZZA.
Dieci anni fa il sindaco Sergio Fajardo vince le elezioni con una lista civica (in una città di 1 milione di abitanti…pensate a Torino!) e inizia a trasformare i quartieri con due luoghi fondamentali di aggregazione: parchi e biblioteche; in altri termini, convivenza e cultura.
E allora viene da dire…se è stato possibile a Medellìn…
Le aree verdi e le biblioteche sono luoghi di incontro, aggregazione e scambio, in altri termini, un vero luogo di integrazione sociale.
Integrazione vuol dire condividere gli spazi e gli ambienti di vita, cioè prendere gli stessi mezzi pubblici, fare la coda nei medesimi uffici, studiare e lavorare nei medesimi ambienti, rispettando le proprie reciproche diversità.
Non vuol dire che l’islamico deve pregare Gesù Cristo o che io cattolico devo andare in moschea.
Chi fomenta queste paure è semplicemente uno scemo.
Gli spazi verdi sono quelli che meglio si prestano per la condivisione del tempo libero, dello sport, dello svago per giovani e anziani, del gioco dei bambini piccoli.
E più gli spazi verdi sono frequentati, più c’è controllo sociale reciproco.
Nei parchi non serve un plotone di vigili. Servono invece centinaia di cittadini che corrono, leggono, conversano, si divertono, pranzano…
I nostri parchi devono essere sempre più frequentati, tempo permettendo (siamo a Torino, non alle Canarie…), e per questo c’è bisogno anche di ampi spazi coperti, affinché le persone possano incontrarsi anche nelle giornate piovose.
La città di Torino deve smettere di costruire luoghi chiusi o palazzi e deve rendere vivibili quanti più luoghi aperti è possibile; in centro l’opera è stata compiuta bene, è ora di pensare seriamente alle periferie, in modo da rendere più vivibile ogni quartiere.
Dunque ci servono più parchi, più biblioteche e più piccoli esercizi pubblici, per rendere maggiormente vivibile ogni strada e creare sicurezza con la presenza di ognuno di noi.

Consiglio di lettura: THE CORPORATION di Joel Bakan, editore FANDANGO, 2004. L'analisi sulle conseguenze della ricerca del profitto e del potere da parte delle società commerciali, sempre più grandi e potenti e in grado di condizionare la politica degli Stati. In effetti le società commerciali sono "persone giuridiche", cioè soggetti sociali creati dall'uomo ma molto diversi da lui, in quanto programmati con un'unica istruzione operativa: "massimizza i tuoi profitti, in ogni tempo e situazione, scaricando su altri le eventuali conseguenze dannose del tuo operato". L'autore alla fine propone una serie di linee d'azione. Sembrerebbe scritto oggi, all'indomani della crisi economica mondiale. Invece è del 2004. Il che significa che l'attuale depressione economica non è un imprevisto, dovuto a "qualcuno che non ha rispettato le regole..." ma la logica conseguenza di un modello di sviluppo economico innaturale, egoistico e volutamente ingiusto. 

mercoledì 27 aprile 2011

IDEE PER TORINO: la CULTURA per il LAVORO


Italia è la culla dell’arte mondiale ed il museo (una volta si diceva “il giardino”…) del mondo.
Naturalmente Torino non può competere con città dell’arte antica come Roma, Firenze e Venezia.
Può però essere la città dell’arte moderna, del design industriale (che sta a cavallo tra arte e industria) e dell’arte internazionale.
In questo senso va valorizzato il MAO. Certo gli incassi del primo anno non sono stati eccellenti ma non si può sempre sperare che ogni iniziativa abbia il successo immediato che ha avuto il Museo del Cinema.
Le cose buone hanno bisogno di tempo.
A mio avviso l’investimento sul MAO va mantenuto e ripensato solo se in un medio periodo (un orizzonte di minimo cinque-dieci anni) dovesse rivelarsi negativo.
Ricordiamoci sempre che l’area del mondo che sta crescendo maggiormente, con riferimento alla capacità di spesa degli individui, è proprio l’Asia orientale. Rinunciare ad un avamposto culturale dell’Oriente qui a Torino può rivelarsi sbagliato in un’ottica turistica.
Quindi va incentivata l’attività culturale e turistica, capace di far crescere il benessere di tutte le persone che lavorano nel settore: piccole e medie aziende alberghiere, della ristorazione, della cultura e dello spettacolo.

Torino inoltre è la città che, da sempre, si è caratterizzata per l’innovazione.
Oggi il settore in esplosione è l’informatica e la telecomunicazione. Nei prossimi anni crescerà esponenzialmente la diffusione di apparecchi telematici interconnessi: computers, i-phones, i-pads, “blackberries” e parimenti è destinata a crescere l’industria degli applicativi per tali apparecchi e sistemi.
Occorre quindi far sviluppare a Torino, accanto al polo di ricerca d’eccellenza quale il Politecnico, molte medie e grandi industrie dell’informatica, della telematica e delle applicazioni elettroniche.
In tutto ciò potrebbe avere un senso anche un “museo delle tecnologie informatiche” o un “parco tecnologico”, nell’ambito del museo internazionale del lavoro, annunciato nel programma di Piero Fassino sindaco.
In fondo ricordiamoci che il museo dell’automobile fu creato quando questo prodotto era in piena fioritura tecnologica e in piena espansione sul mercato mondiale.
Adesso occorre immaginare il museo del futuro, in modo che tra 50 anni dicano di noi “però…’sti torinesi del 2011…”.

Consiglio di Lettura: IL PARTITO DEL CEMENTO di Ferruccio Sansa e Marco Preve, ed. Chiarelettere 2008 (e, degli stessi autori ed editore, LA COLATA). Un’analisi ravvicinata del groviglio di interessi economici che aggrega centrodestra e centrosinistra in molte città e regioni italiane; motivo per cui, anche se cambiano le giunte e i presidenti, certe politiche di sconquasso del territorio non cambiano mai. Un testo importante per costruire il programma di un vero centrosinistra del futuro. Un testo che fa capire alcuni motivi per cui il Movimento 5 Stelle gode di tanto successo. Da meditare (entrambi i testi) con uno sguardo deciso al nostro domani.

sabato 23 aprile 2011

IDEE PER TORINO: INDUSTRIA TECNOLOGICA

La città di Torino, con la sua cintura, deve rimanere industriale.
Solo con un alto livello lavorativo e produttivo saremo in grado di creare valori e risorse necessarie per mantenere un livello di benessere diffuso ed accettabile (per capire meglio il perché, leggi la mia nota intitolata IL PIANO INCLINATO ovvero dove siamo destinati a finire se ci limitiamo a guardare gli eventi senza agire al seguente link: https://www.facebook.com/note.php?created&&note_id=115370001877932).
La prima direttrice su cui investire le risorse pubbliche esistenti è l’INDUSTRIA TECNOLOGICA.
Abbiamo tutto: il tessuto produttivo di base, gli studi di progettazione, i grandi stabilimenti industriali, fino alle scuole di eccellenza (Politecnico in testa).
La politica e la collettività devono quindi preservare e difendere questo patrimonio, in modo tale da farlo crescere –con gli opportuni incentivi- a beneficio di tutti, in un’ottica a lungo termine.
Vediamo come.
Tessuto produttivo di base: le imprese italiane sono diffusamente medio-piccole.
La politica deve sostenere la creazione e la diffusione di reti e consorzi di imprese: molte realtà che funzionano bene con 10-15 addetti devono essere aiutate e incentivate a consorziarsi (non a fondersi) in modo tale da competere con soggetti esteri di 100-150 addetti.
Le competenze già esistono; il sostegno a consorzi “a rete” è la giusta soluzione per abituare gradatamente tante micro-imprese a pensare “in grande” per acquisire nuovi mercati, produrre meglio e con maggior valore aggiunto e –quindi- con maggiori guadagni per sé, maggiori salari per i lavoratori e maggior benessere (attraverso le tasse e i contributi) per tutti i residenti.
Grandi stabilimenti industriali: Il prossimo sindaco e il prossimo consiglio comunale potrebbero trovarsi ad affrontare, da qui al 2016, l’abbandono o la parziale dismissione dello stabilimento di Mirafiori da parte di Fiat-Chrysler. Le vertenze su Mirafiori, sulla Bertone, ecc…sono tutte piccole tessere di un mosaico più grande che si sta componendo e che, se continua così, non sarà piacevole da vedere e da vivere.
Quindi c’è bisogno di persone coraggiose e piene di idee innovative.
Non serve rinfacciare i soldi pubblici dati alla Fiat trenta o venti anni fa. Oggi che cosa facciamo?
Il consiglio comunale dovrà lavorare fin da subito a un serio piano di riconversione dello stabilimento, al fine di attirare un importante investimento industriale sull’area, naturalmente nel settore della meccanica o mecca-tronica, delle automazioni, delle nano-tecnologie.
Va studiato a fondo come fare, individuando gli incentivi appropriati (e robusti…non crediti di imposta da ammortizzare in 10 anni, che fanno ridere a fronte dei costi INIZIALI) per attirare nuove industrie nella nostra area e a contenuto maggiormente tecnologico e innovativo.
Pensateci un attimo: Marchionne potrebbe permettersi di dire ai lavoratori “o accettate meno diritti, oppure chiudiamo”, se ci fossero un sindaco e un governo a dirgli: “Vai pure via domani! Noi a Mirafiori sappiamo già chi far arrivare”?
Allora capite che il guaio non è Marchionne, che fa solo il suo mestiere.
Il guaio è una politica industriale governativa e regionale inesistente!
Il Comune di Torino può e deve essere capofila nell’invertire la tendenza.

Il consiglio di lettura alla prossima volta…direi che con questa ne avete abbastanza, vero?

venerdì 22 aprile 2011

IDEE PER TORINO: due premesse necessarie!

Prima premessa: i politici non sono pagati per analizzare le situazioni, per spiegare i fenomeni in atto o per auspicare questo o quello.
I politici sono pagati per risolvere i problemi e per spiegare ai cittadini (occhio, a tutti i cittadini, non solo ai loro elettori, perché lo stipendio glielo paghiamo tutti) le ragioni delle loro scelte e dei loro comportamenti. Il resto è aria fritta.
Dunque cercherò di non annoiarVi tutti con lunghe analisi del perché e del percome la politica, l'economia, la vita civile in Italia sia arrivata a questo punto. Per chi vuole confrontarsi con me (mi fa molto piacere) c'è l'e-mail su in alto. Così ne parlo solo con l'interessato e non annoiamo gli altri.
Qui cercherò di dire DOVE siamo destinati ad andare se i politici al governo continuano a parlarsi addosso senza fare ciò che servirebbe e cosa farei io (e che proporrò di fare a tutto il partito e alla -spero- maggioranza di centrosinistra) per indirizzare -per quanto possibile- le sorti del nostro Paese e della nostra città.
Ci sono eventi e fenomeni ineluttabili, contro cui non ha senso prendersela.
Ci sono invece eventi e fenomeni chiaramente individuabili e prevedibili: per quelli occorre fare qualcosa finché si è in tempo.
Seconda premessa: se vogliamo essere seri, dobbiamo dirci che non ha senso un “programma” del singolo candidato consigliere.
Il vero programma -che ha ragionevoli probabilità di essere realizzato- è quello dell’intera coalizione che sostiene un sindaco (per me, PIERO FASSINO); all'interno di esso esiste la linea di condotta del partito IDV, che ha un occhio di riguardo per la trasparenza e la legalità, a tutti i livelli: appalti, concorsi, nomine, gestione del denaro pubblico, gestione del personale, ecc...
Ma di per sé non può esistere il "programma di POGGI", non sarebbe serio (se sarò eletto, mi ritroverò 1 contro 39...che senso avrebbe?). 
Naturalmente ho accettato di essere candidato per IDV perché ho in testa qualcosa di bello e di unico per la nostra Torino e la nostra Italia, oltre al mio curriculum, la mia storia personale e la mia condotta passata.
Con semplicità e chiarezza cercherò di esporre le mie idee, per Torino e per l'Italia.
Siete pronti? Allora allacciate le cinture...

CONSIGLIO DI LETTURA:
ECONOMIA CANAGLIA, di Loretta Napoleoni (economista di fama internazionale: per POGGI è il premier di cui l'Italia avrebbe bisogno. Ma non sono Imperatore del Mondo e quindi rimarrà un mio sogno!) edito da Il Saggiatore, pagine 290 circa - fine 2008.
L'autrice elenca ed evidenzia una lunga serie di criticità del sistema economico mondiale attuale, mettendo in luce le conseguenze deleterie della mancanza di governo dell'economia da parte di una politica che sappia essere competente ed autorevole. Ogni capitolo meriterebbe di essere approfondito: ogni partito politico dovrebbe essere in grado di elaborare una soluzione su ognuno di essi...bella sfida! Il linguaggio è chiaro e scorrevole.

lunedì 18 aprile 2011

VOTA PER POGGI

In uno dei post precedenti,
http://diegomariapoggi.blogspot.com/2011/04/perche-italia-dei-valori.html
ho già provato a fornire alcune motivazioni serie sul perché votare ITALIA DEI VALORI.

Recentemente un amico mi ha rimproverato perché mi "promuovo" troppo poco, gioco troppo "per la squadra" e chiedo poco di votare per me! Allora forse è il caso di rimediare...

E' il caso di votare DIEGO POGGI perché ne capisco di leggi e di economia, due materie cruciali per essere un buon consigliere comunale, vigilare bene sull'operato della giunta (amica o nemica che sia) ed essere voce e sentinella dei cittadini comuni!

E' il caso di votare DIEGO POGGI perché nel mio lavoro credo di aver sempre dimostrato serietà e professionalità e intendo mantenerle al servizio di tutti i torinesi e non solo dei clienti del mio studio.

E' il caso di votare DIEGO POGGI perché così eleggerete un consigliere disposto a studiare ogni problema in maniera precisa e approfondita, senza dare soluzioni improvvisate o approssimative.

Poi può essere il caso di votare DIEGO POGGI per dimostrare a tutti che si può meritare (e ottenere) successo politico anche senza avere "sponsors" illustri; senza cioè dover dire grazie a qualcuno in particolare per la propria elezione. Io voglio poter dire grazie alla cittadinanza intera, perché sarò chiamato a essere un buon consigliere anche per chi non mi avrà votato.

Infine votate DIEGO POGGI per uscire -comunque vada- contenti ed entusiasti dal Vostro seggio elettorale il 15-16 maggio prossimi. Avrete infatti votato per il meglio, vale a dire scegliendo "al rialzo" e non "al ribasso", scegliendo "per convinzione" anziché -che cosa triste!- "per esclusione".

Votando DIEGO POGGI farete eleggere un consigliere comunale che ascolterà ognuno di Voi e che cercherà di imparare da ogni errore che mi farete notare!

Ma di preciso...cosa pensa DIEGO POGGI?  e che cosa vuole per TORINO?
La risposta...nelle prossime puntate!

CONSIGLIO DI LETTURA:
LE DUE GUERRE, di Giancarlo Caselli; Melampo Editore, 2009.
Una risposta sul perché lo Stato ha sconfitto il terrorismo e non la mafia, degno completamento del saggio "Il ritorno del principe" di Scarpinato. Attraverso i ricordi della sua intensa vita professionale, Giancarlo Caselli ci guida nell'indagine di come si combattono -quotidianamente- i fenomeni criminali di portata storica e diffusa. Meglio che altrove si capisce qui come -a differenza del terrorismo- la mafia ha saputo sopravvivere approfittando della connivenza di pezzi di Stato. Forse perché il terrorismo non portava voti e la mafia sì? Buona lettura!

venerdì 15 aprile 2011

Perché PIERO FASSINO sindaco.

Ho di Piero Fassino un ricordo indelebile che risale a dieci anni fa; ero in piazza per il funerali di Domenico Carpanini, morto improvvisamente all'inizio della campagna elettorale.
Tra i vari politici che si alternarono a ricordarne la figura, Piero Fassino fu l'unico a non riuscire a terminare il suo intervento, la voce rotta dal pianto per la scomparsa dell'amico.
In quei giorni e in quelle ore si guardava a Piero, prima ancora che a Chiamparino, per la candidatura "in corsa" a sindaco. Però Fassino era candidato vicepremier di Rutelli alle elezioni del 2001 e non se ne fece nulla. Poi sappiamo come è andata.
Torino in Sergio Chiamparino ha trovato un ottimo sindaco.
Piero Fassino ha oggi un compito arduo: non far rimpiangere Chiamparino, uno dei sindaci più apprezzati dai suoi cittadini, in tutta Italia.
In tempi difficili come i nostri la sua esperienza, il suo coraggio e la sua capacità di lavoro saranno assai preziosi.
E' il candidato migliore?
Tra Coppola, Musy, Bertola, Marra (!...) direi certamente di sì.
E' il candidato migliore in assoluto per il centrosinistra? Potevano essercene di migliori? Forse!
Personalmente ritenevo necessario candidare una persona capace di far ri-innamorare i torinesi della politica e un parlamentare ormai di lungo corso non mi pareva in assoluto la figura più indicata.
Però il massiccio afflusso di cittadini torinesi alle elezioni primarie ha dimostrato che mi sbagliavo: la gran maggioranza dei torinesi di centro-sinistra vuole Piero Fassino Sindaco con entusiasmo e convinzione.
E' dunque lui la persona giusta per guidare Torino nei prossimi cinque anni.
Su di lui puntiamo per riportare a votare tanti delusi dalla politica.
Con lui possiamo e dobbiamo vincere al primo turno!

mercoledì 13 aprile 2011

SCEGLI IL MEGLIO

Ecco la seconda parte del mio slogan elettorale... pretenzioso vero?
Naturalmente sì, però è davvero ora di alzare la testa e di smettere di accontentarsi della mediocrità.

Scegliere vuol dire -di per sè- decidere tra tante opzioni e preferire la migliore.
Non necessariamente l'ottima, ma almeno la migliore esistente sulla piazza.

In politica deve valere lo stesso principio: cerchiamo per il nostro Paese e per la nostra città i governanti e i rappresentanti migliori.

Se ci riduciamo a scegliere per il "meno peggio" vuol dire che siamo a rischio: vuol dire cioè che la mediocrità delle persone da scegliere è talmente diffusa e deprimente da farci rassegnare.

Se ci capita, siamo messi male. Anche per questo, ormai più di tre anni fa, ho deciso di impegnarmi attivamente in politica. La politica possono farla solo le persone. E se ci sono troppe persone mediocri, allora inevitabilmente ci saranno candidati mediocri e, su su, consiglieri mediocri, sindaci mediocri, ecc... è un lusso che non possiamo permetterci.

Forse un miliardario può permettersi il lusso di avere un sindaco mediocre.
Nè Tu, che leggi, nè io -che scrivo- possiamo permettercelo.
Ecco perché la plitica deve riempirsi di persone serie, capaci, oneste. Non ne bastano poche.
Sono indispensabili molte, moltissime persone serie, capaci, oneste.

Per poter scegliere il meglio dobbiamo avere a disposizione più persone serie e capaci tra cui scegliere.
Scegliere tra un onesto e un disonesto non è una scelta. Tra un capace e un incapace non è una scelta. E' una necessità.

Noi elettori per primi dobbiamo dare un messaggio ai partiti, premiando quelli che candidano le persone serie, in gamba, oneste.
Se faremo così, alle prosime elezioni e poi a quelle dopo, e poi a quelle successive, avremo sempre più candidati all'altezza della situazione.
Ma dobbiamo capire che, nella disastrosa situazione in cui siamo, sarà un cammino lungo.
Non pretendiamo che un partito abbia già adesso il 100% di candidati eccellenti: nessuno lo avrà, neppure le liste civiche più nuove ed entusiaste. Anche quelle sono fatte da uomini e donne normali e perciò fallibili e corruttibili.

Scegliere per il meglio implica uno sforzo: implica informarsi, fare confronti e poi decidere.
Può darsi che alla fine di questo Tuo sforzo Tu decida che il sindaco migliore, il partito migliore, il consigliere comunale migliore sia diverso da quello che immagino io.
Però è importante che Tu coltivi questa ricerca e che, fra un mese, possa concretizzarla in un voto che ti lasci il sorriso sulle labbra invece che l'amaro in bocca.

Nel mio piccolo cercherò di spiegare perché:
il sindaco migliore può essere PIERO FASSINO,
il partito migliore può essere ITALIA DEI VALORI
il consigliere migliore posso essere io, DIEGO POGGI.

Se ci sarò riuscito, spetterà a Te deciderlo!

 e ora il CONSIGLIO DI LETTURA:
IL RITORNO DEL PRINCIPE di Lodato e Scarpinato, ed. Chiarelettere, 2008.
Il principe non è "lui", ovviamente.
Il principe è il potere, o meglio, il modo di gestire il potere da parte delle classi dirigenti del nostro Paese, sulla scorta del saggio di Macchiavelli. Come fu descritto ne "Il principe",  in questo saggio-intervista Roberto Scarpinato spiega i meccanismi del potere, della gestione e della conservazione di esso. Come le classi dirigenti italiane lo hanno mantenuto, talora anche grazie alla violenza e alla corruzione.
E' una lettura essenziale, quasi un manuale di base, per chi vuole capire come agisce il potere vero. Ogni politico, o aspirante tale, dovrebbe leggerlo a fondo.
Per combattere bene un nemico (nel nostro caso il potere occulto, spesso corrotto e talora violento), occorre conoscerlo nei dettagli. Buona lettura!