La scelta di un partito è sempre frutto di una serie di convergenze di idee, situazioni, esperienze.
Di certo IDV è un soggetto politico senza mezze misure, anche per il suo leader che, nel bene e nel male, è con esso ancora molto identificabile.
Personalmente, pur avendo votato IDV già in passato prima di iscrivermi, ho deciso di aderire quando ho notato che in esso si trovavano sempre più persone serie, impegnate e competenti.
Insomma, da alcuni anni non è (più) una sorta di “Di Pietro fan’s club” e lo si nota parlando con tutti gli iscritti.
IDV è un partito che deve strutturarsi, diffondersi a livello territoriale e soprattutto elaborare una propria proposta politica più articolata su tutti i temi che riguardano una società moderna, dall’economia alla politica estera.
È naturalmente un lavoro in corso; oggi già si stanno delineando posizioni più specifiche sull’ambiente, sui diritti civili, sul lavoro, ma molto resta da fare.
Per questo con l’adesione avverto una possibilità molto affascinante: quella di partecipare alla stesura di un programma con idee politiche e progetti aperti all’innovazione e non legati a schemi del Novecento né a classi sociali o gruppi di potere di riferimento.
Quest’ultimo aspetto mi pare assai importante.
Molti soggetti politici hanno un ceto sociale di riferimento: pensiamo agli operai, agli imprenditori, ai lavoratori pubblici, ai lavoratori autonomi, ma anche alle cooperative, alle banche, al mondo cattolico, ecc…
IDV non ha nulla di tutto questo. Non ha categorie “amiche” a cui non può dire dei “no” (cosa che invece tutti gli altri partiti hanno) e questo è un forte elemento di libertà e di indipendenza, che non va sottovalutato.
Ha poco senso infatti che un partito politico abbia categorie sociali privilegiate e altre estranee a sè. La proposta politica deve riguardare la società in generale e, seppur sostenuta solo da una parte maggioritaria di essa, non può avere di mira solamente gli interessi di qualche categoria.
In IDV vedo possibile costruire qualcosa di buono per il mio Paese nella mia città.
Naturalmente bisogna avere lungimiranza e pazienza e non avere l’ossessione, di volta in volta, della prossima campagna elettorale: le cose buone hanno bisogno di tempo per realizzarsi.
Con questo spirito continuo ad essere convinto aderente di questo partito.
Conosco benissimo tutte le criticità: dalle polemiche feroci che spesso accompagnano ogni abbandono da parte di persone note (Tranfaglia è solo l’ultimo in ordine di tempo…), a tutti i malumori, accuse anche gravi tra eletti e dirigenti, fino alle divisioni che i recenti congressi del 2010 hanno lasciato finanche nella “base”.
Non sono però un motivo valido –a mio avviso- per gettare la spugna.
Proprio quando si vedono chiare le difficoltà e le criticità, allora è doveroso aumentare l’intensità dell’impegno. Se non si fa nulla, o si abbandona, le cose non potranno che peggiorare.
IDV ha bisogno di tante persone in gamba e volenterose: la prossima potresTi essere Tu che leggi. Non occorre un curriculum da premio Nobel (ma se ce l’hai, per piacere, fatti avanti!...) ma una buona dose di serietà, impegno civile e tenacia.
Non abbiamo bisogno di leaders; abbiamo bisogno di milioni di cittadini che facciano qualcosa per il loro Paese. Non lo ha detto JFK o Gandhi; lo ha detto Beppe Grillo. Anche io la penso così.

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