martedì 12 aprile 2011

VOTARE è BENE

Votare -diceva don Lorenzo Milani- è una delle armi non violente dei popoli (l'altra, sempre secondo lui, è lo sciopero).
In effetti il voto dovrebbe consentirci di cambiare capi e dirigenti politici recandoci pacificamente alle urne e senza bisogno di atti di forza, sommosse e simili.
Laddove il voto non esiste o non è libero, i popoli fanno di necessità virtù...e per liberarsi di capi e dirigenti politici disonesti, approfittatori o incapaci sono costretti a cacciarli con la forza e con le sommosse.

Perciò ricordiamoci che il voto è essenziale per mantenere una società che sappia evolversi e risolvere i problemi in modo non violento, senza spargimento di sangue e perdite di vite.
Allora dobbiamo tenerci stretto il nostro diritto di voto, senza sminuirlo.

Oggi viviamo un periodo molto difficile, non solo economicamente ma soprattutto a livello di coscienza civica. Attorno a noi, a me e a Te che leggi, trovi almeno una persone su tre che alle prossime elezioni amministrative non andrà a votare.

E purtroppo avrà ottime ragioni per farlo: lo spettacolo dato dalla politica, a livello nazionale e locale, è negli ultimi anni non solo degradante, ma anche frustrante. Il peggio infatti non sono i trasformisti (in Italia ci sono fin dall'Unità in poi...), ma la sensazione che "chiunque Tu voti, non cambia nulla!".
Peggio ancora è il dato reale per cui, negli ultimi dieci anni, le condizioni di vita di una maggioranza di popolazione italiana sono peggiorate, nonostante il voto libero.

Ecco che allora molti sono a rischio di pensare "votare è inutile, tanto sono tutti uguali e noi semplici cittadini siamo sempre e comunque soli".
Se le persone manderanno nel dimenticatorio il voto, ci indeboliremo tutti.
Il voto è il potere di chi non ha potere.
Un Montezemolo o un Marchionne non ha bisogno di andare a votare per contare qualcosa nel suo Paese. Siamo noi che abbiamo bisogno di votare e dobbiamo essere in tanti.

Se pochi votano, quelli che risultano eletti avranno poca legittimazione. Avere poca legittimazione -per un rappresentante del popolo, vuol dire non avere forza sufficiente per far prevalere gli interessi della collettività sui gruppi di potere.
Il prossimo sindaco di Torino, chiunque egli sia, potrebbe trovarsi ad affrontare -tanto per dirne una- la dismissione dello stabilimento Fiat di Mirafiori.
Vogliamo che stia a guardare? Vogliamo che Marchionne possa dirgli "Chi sei tu? Tanto ti hanno votato in quattro gatti...".

Ricordiamoci di votare. Parliamo con le persone e rammentiamo loro questo diritto: ne va del futuro della nostra città e del nostro Paese. Un paese dove votano in pochi è una democrazia dimezzata.
Dove votano in molti è una democrazia vera. Votare è bene!

CONSIGLIO DI LETTURA:
CONFESSIONI DI UN SICARIO DELL'ECONOMIA di John Perkins (analista economico), edito da Minimum Fax, pagine 300 circa- ottobre 2005.
Ripercorre dall'interno i meccanismi che portano all'adozione di politiche economiche imposte da WTO e Banca Mondiale ai paesi in via di sviluppo, evidenziando i limitati benefici per le popolazioni residenti (che con le tasse e i tagli alla spesa pubblica restituiscono i prestiti alle istituzioni internazionali) e gli enormi profitti per le grandi imprese occidentali che ricevono gli appalti e incassano l'importo dei prestiti internazionali. Decisamente interessante. Spazia dal Sud Est asiatico all'America latina. Ma i pretesti con cui tali politiche sono state diffuse cominciano a sentirsi pericolosamente anche in Europa, specialmente negli stati a rischio financiario.
Leggere questo libro aiuta a capire come potrebbero andare le cose a noi europei. Non serve la sfera di cristallo. Sono fenomeni già accaduti in altre parti del mondo...e risolti a favore di una élite e a danno dei cittadni comuni.

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