mercoledì 27 aprile 2011

IDEE PER TORINO: la CULTURA per il LAVORO


Italia è la culla dell’arte mondiale ed il museo (una volta si diceva “il giardino”…) del mondo.
Naturalmente Torino non può competere con città dell’arte antica come Roma, Firenze e Venezia.
Può però essere la città dell’arte moderna, del design industriale (che sta a cavallo tra arte e industria) e dell’arte internazionale.
In questo senso va valorizzato il MAO. Certo gli incassi del primo anno non sono stati eccellenti ma non si può sempre sperare che ogni iniziativa abbia il successo immediato che ha avuto il Museo del Cinema.
Le cose buone hanno bisogno di tempo.
A mio avviso l’investimento sul MAO va mantenuto e ripensato solo se in un medio periodo (un orizzonte di minimo cinque-dieci anni) dovesse rivelarsi negativo.
Ricordiamoci sempre che l’area del mondo che sta crescendo maggiormente, con riferimento alla capacità di spesa degli individui, è proprio l’Asia orientale. Rinunciare ad un avamposto culturale dell’Oriente qui a Torino può rivelarsi sbagliato in un’ottica turistica.
Quindi va incentivata l’attività culturale e turistica, capace di far crescere il benessere di tutte le persone che lavorano nel settore: piccole e medie aziende alberghiere, della ristorazione, della cultura e dello spettacolo.

Torino inoltre è la città che, da sempre, si è caratterizzata per l’innovazione.
Oggi il settore in esplosione è l’informatica e la telecomunicazione. Nei prossimi anni crescerà esponenzialmente la diffusione di apparecchi telematici interconnessi: computers, i-phones, i-pads, “blackberries” e parimenti è destinata a crescere l’industria degli applicativi per tali apparecchi e sistemi.
Occorre quindi far sviluppare a Torino, accanto al polo di ricerca d’eccellenza quale il Politecnico, molte medie e grandi industrie dell’informatica, della telematica e delle applicazioni elettroniche.
In tutto ciò potrebbe avere un senso anche un “museo delle tecnologie informatiche” o un “parco tecnologico”, nell’ambito del museo internazionale del lavoro, annunciato nel programma di Piero Fassino sindaco.
In fondo ricordiamoci che il museo dell’automobile fu creato quando questo prodotto era in piena fioritura tecnologica e in piena espansione sul mercato mondiale.
Adesso occorre immaginare il museo del futuro, in modo che tra 50 anni dicano di noi “però…’sti torinesi del 2011…”.

Consiglio di Lettura: IL PARTITO DEL CEMENTO di Ferruccio Sansa e Marco Preve, ed. Chiarelettere 2008 (e, degli stessi autori ed editore, LA COLATA). Un’analisi ravvicinata del groviglio di interessi economici che aggrega centrodestra e centrosinistra in molte città e regioni italiane; motivo per cui, anche se cambiano le giunte e i presidenti, certe politiche di sconquasso del territorio non cambiano mai. Un testo importante per costruire il programma di un vero centrosinistra del futuro. Un testo che fa capire alcuni motivi per cui il Movimento 5 Stelle gode di tanto successo. Da meditare (entrambi i testi) con uno sguardo deciso al nostro domani.

sabato 23 aprile 2011

IDEE PER TORINO: INDUSTRIA TECNOLOGICA

La città di Torino, con la sua cintura, deve rimanere industriale.
Solo con un alto livello lavorativo e produttivo saremo in grado di creare valori e risorse necessarie per mantenere un livello di benessere diffuso ed accettabile (per capire meglio il perché, leggi la mia nota intitolata IL PIANO INCLINATO ovvero dove siamo destinati a finire se ci limitiamo a guardare gli eventi senza agire al seguente link: https://www.facebook.com/note.php?created&&note_id=115370001877932).
La prima direttrice su cui investire le risorse pubbliche esistenti è l’INDUSTRIA TECNOLOGICA.
Abbiamo tutto: il tessuto produttivo di base, gli studi di progettazione, i grandi stabilimenti industriali, fino alle scuole di eccellenza (Politecnico in testa).
La politica e la collettività devono quindi preservare e difendere questo patrimonio, in modo tale da farlo crescere –con gli opportuni incentivi- a beneficio di tutti, in un’ottica a lungo termine.
Vediamo come.
Tessuto produttivo di base: le imprese italiane sono diffusamente medio-piccole.
La politica deve sostenere la creazione e la diffusione di reti e consorzi di imprese: molte realtà che funzionano bene con 10-15 addetti devono essere aiutate e incentivate a consorziarsi (non a fondersi) in modo tale da competere con soggetti esteri di 100-150 addetti.
Le competenze già esistono; il sostegno a consorzi “a rete” è la giusta soluzione per abituare gradatamente tante micro-imprese a pensare “in grande” per acquisire nuovi mercati, produrre meglio e con maggior valore aggiunto e –quindi- con maggiori guadagni per sé, maggiori salari per i lavoratori e maggior benessere (attraverso le tasse e i contributi) per tutti i residenti.
Grandi stabilimenti industriali: Il prossimo sindaco e il prossimo consiglio comunale potrebbero trovarsi ad affrontare, da qui al 2016, l’abbandono o la parziale dismissione dello stabilimento di Mirafiori da parte di Fiat-Chrysler. Le vertenze su Mirafiori, sulla Bertone, ecc…sono tutte piccole tessere di un mosaico più grande che si sta componendo e che, se continua così, non sarà piacevole da vedere e da vivere.
Quindi c’è bisogno di persone coraggiose e piene di idee innovative.
Non serve rinfacciare i soldi pubblici dati alla Fiat trenta o venti anni fa. Oggi che cosa facciamo?
Il consiglio comunale dovrà lavorare fin da subito a un serio piano di riconversione dello stabilimento, al fine di attirare un importante investimento industriale sull’area, naturalmente nel settore della meccanica o mecca-tronica, delle automazioni, delle nano-tecnologie.
Va studiato a fondo come fare, individuando gli incentivi appropriati (e robusti…non crediti di imposta da ammortizzare in 10 anni, che fanno ridere a fronte dei costi INIZIALI) per attirare nuove industrie nella nostra area e a contenuto maggiormente tecnologico e innovativo.
Pensateci un attimo: Marchionne potrebbe permettersi di dire ai lavoratori “o accettate meno diritti, oppure chiudiamo”, se ci fossero un sindaco e un governo a dirgli: “Vai pure via domani! Noi a Mirafiori sappiamo già chi far arrivare”?
Allora capite che il guaio non è Marchionne, che fa solo il suo mestiere.
Il guaio è una politica industriale governativa e regionale inesistente!
Il Comune di Torino può e deve essere capofila nell’invertire la tendenza.

Il consiglio di lettura alla prossima volta…direi che con questa ne avete abbastanza, vero?

venerdì 22 aprile 2011

IDEE PER TORINO: due premesse necessarie!

Prima premessa: i politici non sono pagati per analizzare le situazioni, per spiegare i fenomeni in atto o per auspicare questo o quello.
I politici sono pagati per risolvere i problemi e per spiegare ai cittadini (occhio, a tutti i cittadini, non solo ai loro elettori, perché lo stipendio glielo paghiamo tutti) le ragioni delle loro scelte e dei loro comportamenti. Il resto è aria fritta.
Dunque cercherò di non annoiarVi tutti con lunghe analisi del perché e del percome la politica, l'economia, la vita civile in Italia sia arrivata a questo punto. Per chi vuole confrontarsi con me (mi fa molto piacere) c'è l'e-mail su in alto. Così ne parlo solo con l'interessato e non annoiamo gli altri.
Qui cercherò di dire DOVE siamo destinati ad andare se i politici al governo continuano a parlarsi addosso senza fare ciò che servirebbe e cosa farei io (e che proporrò di fare a tutto il partito e alla -spero- maggioranza di centrosinistra) per indirizzare -per quanto possibile- le sorti del nostro Paese e della nostra città.
Ci sono eventi e fenomeni ineluttabili, contro cui non ha senso prendersela.
Ci sono invece eventi e fenomeni chiaramente individuabili e prevedibili: per quelli occorre fare qualcosa finché si è in tempo.
Seconda premessa: se vogliamo essere seri, dobbiamo dirci che non ha senso un “programma” del singolo candidato consigliere.
Il vero programma -che ha ragionevoli probabilità di essere realizzato- è quello dell’intera coalizione che sostiene un sindaco (per me, PIERO FASSINO); all'interno di esso esiste la linea di condotta del partito IDV, che ha un occhio di riguardo per la trasparenza e la legalità, a tutti i livelli: appalti, concorsi, nomine, gestione del denaro pubblico, gestione del personale, ecc...
Ma di per sé non può esistere il "programma di POGGI", non sarebbe serio (se sarò eletto, mi ritroverò 1 contro 39...che senso avrebbe?). 
Naturalmente ho accettato di essere candidato per IDV perché ho in testa qualcosa di bello e di unico per la nostra Torino e la nostra Italia, oltre al mio curriculum, la mia storia personale e la mia condotta passata.
Con semplicità e chiarezza cercherò di esporre le mie idee, per Torino e per l'Italia.
Siete pronti? Allora allacciate le cinture...

CONSIGLIO DI LETTURA:
ECONOMIA CANAGLIA, di Loretta Napoleoni (economista di fama internazionale: per POGGI è il premier di cui l'Italia avrebbe bisogno. Ma non sono Imperatore del Mondo e quindi rimarrà un mio sogno!) edito da Il Saggiatore, pagine 290 circa - fine 2008.
L'autrice elenca ed evidenzia una lunga serie di criticità del sistema economico mondiale attuale, mettendo in luce le conseguenze deleterie della mancanza di governo dell'economia da parte di una politica che sappia essere competente ed autorevole. Ogni capitolo meriterebbe di essere approfondito: ogni partito politico dovrebbe essere in grado di elaborare una soluzione su ognuno di essi...bella sfida! Il linguaggio è chiaro e scorrevole.

lunedì 18 aprile 2011

VOTA PER POGGI

In uno dei post precedenti,
http://diegomariapoggi.blogspot.com/2011/04/perche-italia-dei-valori.html
ho già provato a fornire alcune motivazioni serie sul perché votare ITALIA DEI VALORI.

Recentemente un amico mi ha rimproverato perché mi "promuovo" troppo poco, gioco troppo "per la squadra" e chiedo poco di votare per me! Allora forse è il caso di rimediare...

E' il caso di votare DIEGO POGGI perché ne capisco di leggi e di economia, due materie cruciali per essere un buon consigliere comunale, vigilare bene sull'operato della giunta (amica o nemica che sia) ed essere voce e sentinella dei cittadini comuni!

E' il caso di votare DIEGO POGGI perché nel mio lavoro credo di aver sempre dimostrato serietà e professionalità e intendo mantenerle al servizio di tutti i torinesi e non solo dei clienti del mio studio.

E' il caso di votare DIEGO POGGI perché così eleggerete un consigliere disposto a studiare ogni problema in maniera precisa e approfondita, senza dare soluzioni improvvisate o approssimative.

Poi può essere il caso di votare DIEGO POGGI per dimostrare a tutti che si può meritare (e ottenere) successo politico anche senza avere "sponsors" illustri; senza cioè dover dire grazie a qualcuno in particolare per la propria elezione. Io voglio poter dire grazie alla cittadinanza intera, perché sarò chiamato a essere un buon consigliere anche per chi non mi avrà votato.

Infine votate DIEGO POGGI per uscire -comunque vada- contenti ed entusiasti dal Vostro seggio elettorale il 15-16 maggio prossimi. Avrete infatti votato per il meglio, vale a dire scegliendo "al rialzo" e non "al ribasso", scegliendo "per convinzione" anziché -che cosa triste!- "per esclusione".

Votando DIEGO POGGI farete eleggere un consigliere comunale che ascolterà ognuno di Voi e che cercherà di imparare da ogni errore che mi farete notare!

Ma di preciso...cosa pensa DIEGO POGGI?  e che cosa vuole per TORINO?
La risposta...nelle prossime puntate!

CONSIGLIO DI LETTURA:
LE DUE GUERRE, di Giancarlo Caselli; Melampo Editore, 2009.
Una risposta sul perché lo Stato ha sconfitto il terrorismo e non la mafia, degno completamento del saggio "Il ritorno del principe" di Scarpinato. Attraverso i ricordi della sua intensa vita professionale, Giancarlo Caselli ci guida nell'indagine di come si combattono -quotidianamente- i fenomeni criminali di portata storica e diffusa. Meglio che altrove si capisce qui come -a differenza del terrorismo- la mafia ha saputo sopravvivere approfittando della connivenza di pezzi di Stato. Forse perché il terrorismo non portava voti e la mafia sì? Buona lettura!

venerdì 15 aprile 2011

Perché PIERO FASSINO sindaco.

Ho di Piero Fassino un ricordo indelebile che risale a dieci anni fa; ero in piazza per il funerali di Domenico Carpanini, morto improvvisamente all'inizio della campagna elettorale.
Tra i vari politici che si alternarono a ricordarne la figura, Piero Fassino fu l'unico a non riuscire a terminare il suo intervento, la voce rotta dal pianto per la scomparsa dell'amico.
In quei giorni e in quelle ore si guardava a Piero, prima ancora che a Chiamparino, per la candidatura "in corsa" a sindaco. Però Fassino era candidato vicepremier di Rutelli alle elezioni del 2001 e non se ne fece nulla. Poi sappiamo come è andata.
Torino in Sergio Chiamparino ha trovato un ottimo sindaco.
Piero Fassino ha oggi un compito arduo: non far rimpiangere Chiamparino, uno dei sindaci più apprezzati dai suoi cittadini, in tutta Italia.
In tempi difficili come i nostri la sua esperienza, il suo coraggio e la sua capacità di lavoro saranno assai preziosi.
E' il candidato migliore?
Tra Coppola, Musy, Bertola, Marra (!...) direi certamente di sì.
E' il candidato migliore in assoluto per il centrosinistra? Potevano essercene di migliori? Forse!
Personalmente ritenevo necessario candidare una persona capace di far ri-innamorare i torinesi della politica e un parlamentare ormai di lungo corso non mi pareva in assoluto la figura più indicata.
Però il massiccio afflusso di cittadini torinesi alle elezioni primarie ha dimostrato che mi sbagliavo: la gran maggioranza dei torinesi di centro-sinistra vuole Piero Fassino Sindaco con entusiasmo e convinzione.
E' dunque lui la persona giusta per guidare Torino nei prossimi cinque anni.
Su di lui puntiamo per riportare a votare tanti delusi dalla politica.
Con lui possiamo e dobbiamo vincere al primo turno!

mercoledì 13 aprile 2011

SCEGLI IL MEGLIO

Ecco la seconda parte del mio slogan elettorale... pretenzioso vero?
Naturalmente sì, però è davvero ora di alzare la testa e di smettere di accontentarsi della mediocrità.

Scegliere vuol dire -di per sè- decidere tra tante opzioni e preferire la migliore.
Non necessariamente l'ottima, ma almeno la migliore esistente sulla piazza.

In politica deve valere lo stesso principio: cerchiamo per il nostro Paese e per la nostra città i governanti e i rappresentanti migliori.

Se ci riduciamo a scegliere per il "meno peggio" vuol dire che siamo a rischio: vuol dire cioè che la mediocrità delle persone da scegliere è talmente diffusa e deprimente da farci rassegnare.

Se ci capita, siamo messi male. Anche per questo, ormai più di tre anni fa, ho deciso di impegnarmi attivamente in politica. La politica possono farla solo le persone. E se ci sono troppe persone mediocri, allora inevitabilmente ci saranno candidati mediocri e, su su, consiglieri mediocri, sindaci mediocri, ecc... è un lusso che non possiamo permetterci.

Forse un miliardario può permettersi il lusso di avere un sindaco mediocre.
Nè Tu, che leggi, nè io -che scrivo- possiamo permettercelo.
Ecco perché la plitica deve riempirsi di persone serie, capaci, oneste. Non ne bastano poche.
Sono indispensabili molte, moltissime persone serie, capaci, oneste.

Per poter scegliere il meglio dobbiamo avere a disposizione più persone serie e capaci tra cui scegliere.
Scegliere tra un onesto e un disonesto non è una scelta. Tra un capace e un incapace non è una scelta. E' una necessità.

Noi elettori per primi dobbiamo dare un messaggio ai partiti, premiando quelli che candidano le persone serie, in gamba, oneste.
Se faremo così, alle prosime elezioni e poi a quelle dopo, e poi a quelle successive, avremo sempre più candidati all'altezza della situazione.
Ma dobbiamo capire che, nella disastrosa situazione in cui siamo, sarà un cammino lungo.
Non pretendiamo che un partito abbia già adesso il 100% di candidati eccellenti: nessuno lo avrà, neppure le liste civiche più nuove ed entusiaste. Anche quelle sono fatte da uomini e donne normali e perciò fallibili e corruttibili.

Scegliere per il meglio implica uno sforzo: implica informarsi, fare confronti e poi decidere.
Può darsi che alla fine di questo Tuo sforzo Tu decida che il sindaco migliore, il partito migliore, il consigliere comunale migliore sia diverso da quello che immagino io.
Però è importante che Tu coltivi questa ricerca e che, fra un mese, possa concretizzarla in un voto che ti lasci il sorriso sulle labbra invece che l'amaro in bocca.

Nel mio piccolo cercherò di spiegare perché:
il sindaco migliore può essere PIERO FASSINO,
il partito migliore può essere ITALIA DEI VALORI
il consigliere migliore posso essere io, DIEGO POGGI.

Se ci sarò riuscito, spetterà a Te deciderlo!

 e ora il CONSIGLIO DI LETTURA:
IL RITORNO DEL PRINCIPE di Lodato e Scarpinato, ed. Chiarelettere, 2008.
Il principe non è "lui", ovviamente.
Il principe è il potere, o meglio, il modo di gestire il potere da parte delle classi dirigenti del nostro Paese, sulla scorta del saggio di Macchiavelli. Come fu descritto ne "Il principe",  in questo saggio-intervista Roberto Scarpinato spiega i meccanismi del potere, della gestione e della conservazione di esso. Come le classi dirigenti italiane lo hanno mantenuto, talora anche grazie alla violenza e alla corruzione.
E' una lettura essenziale, quasi un manuale di base, per chi vuole capire come agisce il potere vero. Ogni politico, o aspirante tale, dovrebbe leggerlo a fondo.
Per combattere bene un nemico (nel nostro caso il potere occulto, spesso corrotto e talora violento), occorre conoscerlo nei dettagli. Buona lettura!

martedì 12 aprile 2011

VOTARE è BENE

Votare -diceva don Lorenzo Milani- è una delle armi non violente dei popoli (l'altra, sempre secondo lui, è lo sciopero).
In effetti il voto dovrebbe consentirci di cambiare capi e dirigenti politici recandoci pacificamente alle urne e senza bisogno di atti di forza, sommosse e simili.
Laddove il voto non esiste o non è libero, i popoli fanno di necessità virtù...e per liberarsi di capi e dirigenti politici disonesti, approfittatori o incapaci sono costretti a cacciarli con la forza e con le sommosse.

Perciò ricordiamoci che il voto è essenziale per mantenere una società che sappia evolversi e risolvere i problemi in modo non violento, senza spargimento di sangue e perdite di vite.
Allora dobbiamo tenerci stretto il nostro diritto di voto, senza sminuirlo.

Oggi viviamo un periodo molto difficile, non solo economicamente ma soprattutto a livello di coscienza civica. Attorno a noi, a me e a Te che leggi, trovi almeno una persone su tre che alle prossime elezioni amministrative non andrà a votare.

E purtroppo avrà ottime ragioni per farlo: lo spettacolo dato dalla politica, a livello nazionale e locale, è negli ultimi anni non solo degradante, ma anche frustrante. Il peggio infatti non sono i trasformisti (in Italia ci sono fin dall'Unità in poi...), ma la sensazione che "chiunque Tu voti, non cambia nulla!".
Peggio ancora è il dato reale per cui, negli ultimi dieci anni, le condizioni di vita di una maggioranza di popolazione italiana sono peggiorate, nonostante il voto libero.

Ecco che allora molti sono a rischio di pensare "votare è inutile, tanto sono tutti uguali e noi semplici cittadini siamo sempre e comunque soli".
Se le persone manderanno nel dimenticatorio il voto, ci indeboliremo tutti.
Il voto è il potere di chi non ha potere.
Un Montezemolo o un Marchionne non ha bisogno di andare a votare per contare qualcosa nel suo Paese. Siamo noi che abbiamo bisogno di votare e dobbiamo essere in tanti.

Se pochi votano, quelli che risultano eletti avranno poca legittimazione. Avere poca legittimazione -per un rappresentante del popolo, vuol dire non avere forza sufficiente per far prevalere gli interessi della collettività sui gruppi di potere.
Il prossimo sindaco di Torino, chiunque egli sia, potrebbe trovarsi ad affrontare -tanto per dirne una- la dismissione dello stabilimento Fiat di Mirafiori.
Vogliamo che stia a guardare? Vogliamo che Marchionne possa dirgli "Chi sei tu? Tanto ti hanno votato in quattro gatti...".

Ricordiamoci di votare. Parliamo con le persone e rammentiamo loro questo diritto: ne va del futuro della nostra città e del nostro Paese. Un paese dove votano in pochi è una democrazia dimezzata.
Dove votano in molti è una democrazia vera. Votare è bene!

CONSIGLIO DI LETTURA:
CONFESSIONI DI UN SICARIO DELL'ECONOMIA di John Perkins (analista economico), edito da Minimum Fax, pagine 300 circa- ottobre 2005.
Ripercorre dall'interno i meccanismi che portano all'adozione di politiche economiche imposte da WTO e Banca Mondiale ai paesi in via di sviluppo, evidenziando i limitati benefici per le popolazioni residenti (che con le tasse e i tagli alla spesa pubblica restituiscono i prestiti alle istituzioni internazionali) e gli enormi profitti per le grandi imprese occidentali che ricevono gli appalti e incassano l'importo dei prestiti internazionali. Decisamente interessante. Spazia dal Sud Est asiatico all'America latina. Ma i pretesti con cui tali politiche sono state diffuse cominciano a sentirsi pericolosamente anche in Europa, specialmente negli stati a rischio financiario.
Leggere questo libro aiuta a capire come potrebbero andare le cose a noi europei. Non serve la sfera di cristallo. Sono fenomeni già accaduti in altre parti del mondo...e risolti a favore di una élite e a danno dei cittadni comuni.

giovedì 7 aprile 2011

perché DIEGO POGGI?


Sono nato a Torino il 5 luglio 1976; qui ho sempre vissuto, abitando in Via Bianzé, poi in Corso
Tassoni, Corso Vittorio, Corso Trapani, Corso Racconigi.
Persone, luoghi, libri e incontri hanno formato la mia personalità.
Avevo 11 anni quando ho conosciuto, avendola come insegnante di Lettere alla scuola media, la
professoressa Carla Ferrari, vedova del procuratore Bruno Caccia, la prima di tanti ottimi maestri;
esempio di fedeltà incrollabile per la legalità, nonostante questa le avesse strappato l’affetto più
caro.
Ho conseguito il diploma di Maturità al Liceo Classico Cavour nell'estate 1995; a quell’epoca
risalgono le mie ultime campagne elettorali personali: autunno 1993 e 1994, al termine delle quali
fui eletto rappresentante degli Studenti in Consiglio d’Istituto. Conservo ricordi stupendi di anni
intensi di studio e di impegno, con un pizzico di orgoglio: aver realizzato il primo “annuario
scolastico” del Liceo Cavour, con tutte le foto di classe in bianco e nero, nell’anno 1993/94.
Al 1993 risale un altro incontro cruciale, quello con Piero Ottaviano, sacerdote salesiano e
fondatore di Didaskaleion, centro di evangelizzazione e catechesi per adulti.
A lui devo l’incontro più profondo e sentito con la fede cristiana, fino ad allora praticata senza
troppa convinzione e oggi –al contrario- mia stella polare e speranza di vita.
Ancora oggi continuo a tenere quei corsi (di impostazione storica) insieme ai collaboratori che gli
sono succeduti dopo la sua morte improvvisa nell'agosto 2005; solo due mesi dopo aver celebrato il
mio matrimonio con Manuela.
Mi sono Laureato in Giurisprudenza all'Università di Torino nel febbraio 2000, con una tesi in
diritto penale societario ed il massimo dei voti. Per ironia della sorte, il reato di cui mi ero occupato
fu uno dei primi ad essere pressoché abolito dal governo Berlusconi insediatosi nel 2001.
Due anni prima avevo visto il film e poi letto il libro “un eroe borghese", la storia della
liquidazione della Banca Privata di Michele Sindona, da parte dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. Da
lì un’altra spinta verso l’impegno nella legalità, sempre felicemente coltivato anche grazie ai miei
genitori Lorenzo e Maddalena, le cui vite al servizio della giurisdizione e della scuola mi hanno
riempito di esempi eccellenti. I loro e quelli di tanti loro amici: Giancarlo, Franco, Luigi, Laura,
Paola, Cate, Rita…
Ho conosciuto mia moglie sul treno Torino-Milano, seguendo un corso di perfezionamento postuniversitario,
che ha indirizzato la mia pratica professionale verso il diritto civile.
Dal dicembre 2003 sono avvocato iscritto all'albo dell'Ordine Forense in Torino.
Nel lavoro ho la quotidiana ambizione di offrire un servizio legale di alto livello ad ogni persona
che si rivolga al mio studio, a prescindere dalle possibilità economiche; questo io intendo per
“democrazia nella giurisdizione”: una giurisdizione veramente accessibile a tutti e capace di
rispondere alle giuste istanze dei cittadini, a qualunque strato sociale essi appartengano.
Questa consapevolezza fa sì che il buon funzionamento della giustizia sia per me un obiettivo
essenziale da perseguire. Per questo però non bastano eccellenti avvocati, magistrati e impiegati:
occorre una politica all'altezza e da qui il mio impegno in “Italia dei Valori”.
Ho trovato in Italia dei Valori un partito ancora in parte da costruire, con i pregi e i difetti di tante
organizzazioni umane, con una missione chiara e con l'affascinante prospettiva di costruire “dalla
base” un'ampia e seria proposta per il Paese.
Mi sono iscritto a IDV dopo aver ascoltato il coraggioso discorso di Massimo Donadi contro
l’allora ministro della giustizia (!) Clemente Mastella nel gennaio 2008: lì ho percepito che quello
che tutti chiamavano “il partito di Di Pietro”, si stava riempiendo di persone impegnate e
competenti.
Ho così iniziato a collaborare nelle attività di raccolta delle firme referendarie contro le leggivergogna
dell’attuale governo, e mi sono speso in prima persona per organizzare periodici incontri
tematici di formazione politica e confronto tra gli attivisti del partito e gli eletti a cariche
istituzionali.
Sono stato tra i delegati al congresso nazionale di Roma nel febbraio 2010 e al congresso regionale
di ottobre 2010 sono stato designato dall’assemblea come componente del Collegio Regionale di
Garanzia per il Piemonte.
Completano il panorama dei miei interessi l'economia, la storia, la finanza e la geopolitica, che
coltivo con la lettura di molti libri, il mio shopping preferito.
Per questo motivo ho scelto come gadget elettorale il segnalibro; un oggetto dedicato a coloro
che amano leggere, informarsi, studiare, approfondire e che serve a ripartire dal punto in cui ci si
era fermati.
Oggi dobbiamo ripartire dopo avere meditato su quanto è stato sbagliato, senza mai rassegnarci alla
mediocrità che ha governato l’Italia negli ultimi anni.
Affronto questa campagna elettorale con il sogno di far uscire l’elettore dalla cabina con il sorriso e
la serenità dati dall’aver potuto scegliere per il meglio e non per il “meno peggio”.
Non vedrete manifesti con il mio “faccione” sui muri. Sarete raggiunti solo dall’entusiasmo delle
persone contente di conoscermi e di potermi votare per il consiglio comunale della propria città.
Una campagna elettorale con poca carta e pochi costi, perché la politica non sia rovinata dal denaro.
Un ultimo pregio (ma anche un difetto, a seconda dei punti di vista...): sono tifoso del Toro, che mi fa sentire parte di una storia sportiva unica e mi insegna a non aver paura delle sconfitte.

Perché ITALIA DEI VALORI?


La scelta di un partito è sempre frutto di una serie di convergenze di idee, situazioni, esperienze.
Di certo IDV è un soggetto politico senza mezze misure, anche per il suo leader che, nel bene e nel male, è con esso ancora molto identificabile.
Personalmente, pur avendo votato IDV già in passato prima di iscrivermi, ho deciso di aderire quando ho notato che in esso si trovavano sempre più persone serie, impegnate e competenti.
Insomma, da alcuni anni non è (più) una sorta di “Di Pietro fan’s club” e lo si nota parlando con tutti gli iscritti.

IDV è un partito che deve strutturarsi, diffondersi a livello territoriale e soprattutto elaborare una propria proposta politica più articolata su tutti i temi che riguardano una società moderna, dall’economia alla politica estera.
È naturalmente un lavoro in corso; oggi già si stanno delineando posizioni più specifiche sull’ambiente, sui diritti civili, sul lavoro, ma molto resta da fare.
Per questo con l’adesione avverto una possibilità molto affascinante: quella di partecipare alla stesura di un programma con idee politiche e progetti aperti all’innovazione e non legati a schemi del Novecento né a classi sociali o gruppi di potere di riferimento.
Quest’ultimo aspetto mi pare assai importante.

Molti soggetti politici hanno un  ceto sociale di riferimento: pensiamo agli operai, agli imprenditori, ai lavoratori pubblici, ai lavoratori autonomi, ma anche alle cooperative, alle banche, al mondo cattolico, ecc…
IDV non ha nulla di tutto questo. Non ha categorie “amiche” a cui non può dire dei “no” (cosa che invece tutti gli altri partiti hanno) e questo è un forte elemento di libertà e di indipendenza, che non va sottovalutato.
Ha poco senso infatti che un partito politico abbia categorie sociali privilegiate e altre estranee a sè. La proposta politica deve riguardare la società in generale e, seppur sostenuta solo da una parte maggioritaria di essa, non può avere di mira solamente gli interessi di qualche categoria.

In IDV vedo possibile costruire qualcosa di buono per il mio Paese nella mia città.
Naturalmente bisogna avere lungimiranza e pazienza e non avere l’ossessione, di volta in volta, della prossima campagna elettorale: le cose buone hanno bisogno di tempo per realizzarsi.
Con questo spirito continuo ad essere convinto aderente di questo partito.
Conosco benissimo tutte le criticità: dalle polemiche feroci che spesso accompagnano ogni abbandono da parte di persone note (Tranfaglia è solo l’ultimo in ordine di tempo…), a tutti i malumori, accuse anche gravi tra eletti e dirigenti, fino alle divisioni che i recenti congressi del 2010 hanno lasciato finanche nella “base”.
Non sono però un motivo valido –a mio avviso- per gettare la spugna.

Proprio quando si vedono chiare le difficoltà e le criticità, allora è doveroso aumentare l’intensità dell’impegno. Se non si fa nulla, o si abbandona, le cose non potranno che peggiorare.
IDV ha bisogno di tante persone in gamba e volenterose: la prossima potresTi essere Tu che leggi. Non occorre un curriculum da premio Nobel (ma se ce l’hai, per piacere, fatti avanti!...) ma una buona dose di serietà, impegno civile e tenacia.
Non abbiamo bisogno di leaders; abbiamo bisogno di milioni di cittadini che facciano qualcosa per il loro Paese. Non lo ha detto JFK o Gandhi; lo ha detto Beppe Grillo. Anche io la penso così.

Italia dei Valori mi ha chiesto di candidarmi al Consiglio Comunale di Torino per le imminenti elezioni amministrative del 15-16 maggio e ho accettato con entusiasmo!
E' un passo importante dopo tre anni di intensa militanza nel partito a livello torinese.
Metto a disposizione della Vostra e mia città le mie competenze, i miei studi, la mia esperienza e il mio impegno civile.