La città di Torino, con la sua cintura, deve rimanere industriale.
Solo con un alto livello lavorativo e produttivo saremo in grado di creare valori e risorse necessarie per mantenere un livello di benessere diffuso ed accettabile (per capire meglio il perché, leggi la mia nota intitolata IL PIANO INCLINATO ovvero dove siamo destinati a finire se ci limitiamo a guardare gli eventi senza agire al seguente link: https://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=115370001877932).
La prima direttrice su cui investire le risorse pubbliche esistenti è l’INDUSTRIA TECNOLOGICA.
Abbiamo tutto: il tessuto produttivo di base, gli studi di progettazione, i grandi stabilimenti industriali, fino alle scuole di eccellenza (Politecnico in testa).
La politica e la collettività devono quindi preservare e difendere questo patrimonio, in modo tale da farlo crescere –con gli opportuni incentivi- a beneficio di tutti, in un’ottica a lungo termine.
Vediamo come.
Tessuto produttivo di base: le imprese italiane sono diffusamente medio-piccole.
La politica deve sostenere la creazione e la diffusione di reti e consorzi di imprese: molte realtà che funzionano bene con 10-15 addetti devono essere aiutate e incentivate a consorziarsi (non a fondersi) in modo tale da competere con soggetti esteri di 100-150 addetti.
Le competenze già esistono; il sostegno a consorzi “a rete” è la giusta soluzione per abituare gradatamente tante micro-imprese a pensare “in grande” per acquisire nuovi mercati, produrre meglio e con maggior valore aggiunto e –quindi- con maggiori guadagni per sé, maggiori salari per i lavoratori e maggior benessere (attraverso le tasse e i contributi) per tutti i residenti.
Grandi stabilimenti industriali: Il prossimo sindaco e il prossimo consiglio comunale potrebbero trovarsi ad affrontare, da qui al 2016, l’abbandono o la parziale dismissione dello stabilimento di Mirafiori da parte di Fiat-Chrysler. Le vertenze su Mirafiori, sulla Bertone, ecc…sono tutte piccole tessere di un mosaico più grande che si sta componendo e che, se continua così, non sarà piacevole da vedere e da vivere.
Quindi c’è bisogno di persone coraggiose e piene di idee innovative.
Non serve rinfacciare i soldi pubblici dati alla Fiat trenta o venti anni fa. Oggi che cosa facciamo?
Il consiglio comunale dovrà lavorare fin da subito a un serio piano di riconversione dello stabilimento, al fine di attirare un importante investimento industriale sull’area, naturalmente nel settore della meccanica o mecca-tronica, delle automazioni, delle nano-tecnologie.
Va studiato a fondo come fare, individuando gli incentivi appropriati (e robusti…non crediti di imposta da ammortizzare in 10 anni, che fanno ridere a fronte dei costi INIZIALI) per attirare nuove industrie nella nostra area e a contenuto maggiormente tecnologico e innovativo.
Pensateci un attimo: Marchionne potrebbe permettersi di dire ai lavoratori “o accettate meno diritti, oppure chiudiamo”, se ci fossero un sindaco e un governo a dirgli: “Vai pure via domani! Noi a Mirafiori sappiamo già chi far arrivare”?
Allora capite che il guaio non è Marchionne, che fa solo il suo mestiere.
Il guaio è una politica industriale governativa e regionale inesistente!
Il Comune di Torino può e deve essere capofila nell’invertire la tendenza.
Il consiglio di lettura alla prossima volta…direi che con questa ne avete abbastanza, vero?
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